«Aiutatemi a salvare mia figlia di 13 anni»

26 Gennaio 2019

Appello di un papà: «Ha una leucemia molto aggressiva, vorrei portarla a Roma o a Philadelphia»

PESCARA. La sua bambina di 13 anni rischia la vita. E lui, Antonio Morabito, 52 anni, operaio pescarese di una impresa di pulizie, è un papà disperato che vuole salvare la sua piccola guerriera affetta da una leucemia linfoblastica acuta di tipo T, una patologia molto aggressiva che la costringe da dieci mesi a entrare e uscire continuamente dall’ospedale.
I medici del reparto di Ematologia stanno facendo l’impossibile per salvarla, ma quella brutta malattia è più forte delle cure. Più forte della chemioterapia.
Di qui l’appello di Morabito a «qualunque struttura italiana o straniera che possa accogliere mia figlia per essere sottoposta a nuove terapie in grado di salvarle la vita».
Il primo marzo 2018, quasi un anno fa, i familiari di Francesca che non si arrende al suo destino ma combatte con coraggio la sua battaglia quotidiana, si accorgono che la gola della piccola è gonfia. «La portiamo dal pediatra, ma le analisi del sangue non rivelano nulla».
La situazione è di drammatica incertezza, in un primo tempo. Dopo un consulto medico, la famiglia decide di ricoverare la piccola in ospedale, nel reparto di Ematologia. Poi, la terribile diagnosi. La chemio e tutte le altre terapie sfiniscono la bimba, che resta in ospedale fino a giugno. Nel frattempo, anche l’anno scolastico è saltato. E ha dovuto dire arrivederci ai compagni del secondo anno di scuola media.
A giugno si apre uno spiraglio: «La malattia sembrava regredita con le cure», racconta il papà, ma la speranza dura poco. Le condizioni della piccola, 13 anni compiuti il 18 dicembre scorso, sono di nuovo disperate tra settembre e novembre, quando «si ammala più volte di polmonite e le sue difese immunitarie si abbassano ulteriormente».
Il 6 novembre il suo quadro clinico precipita e viene «ricoverata in Rianimazione. Sembrava la fine, invece c’è stato il miracolo, mia figlia ha combattuto e ce l’ha fatta a uscire da quella situazione a rischio».
A Natale «è tornata a casa per festeggiare il compleanno in famiglia». Ma di nuovo le sue condizioni di salute peggiorano. Inevitabile il ritorno in corsia «con la febbre altissima».
Non vuole arrendersi, Morabito, ad alcun verdetto medico. Lo sa che il destino di sua figlia è appeso a un filo «perché la malattia è molto aggressiva e non le sta dando tregua». Ha provato, questo padre, a contattare altre strutture sanitarie in Italia: «Con mia moglie, ci siamo messi in contatto con il Bambin Gesù di Roma e con l’ospedale di Monza, ma non abbiamo ricevuto risposte positive».
La speranza è anche oltreoceano, Philadelphia, negli Stati Uniti: «Qualunque ospedale va bene per noi, purché qualcuno ci dica che possiamo ricoverarla per tentare cure alternative». Non si arrende, il papà che non pronuncia mai la parola “morte” quasi a volerla esorcizzare. Ma ora è iniziata la corsa contro il tempo. (c.co.)