Al centro trasfusioni niente medici per il turno di notte

Cesaroni (Tutela diritti del malato): garantita la reperibilità ma così c’è chi fa anche 12 ore di lavoro nella stessa giornata
PESCARA. Al Centro Trasfusionale, secondo piano dell’ospedale, «manca il turno sanitario notturno». È vero che i «medici sono sempre reperibili la notte», ma è anche vero che spesso «chi fa il turno di giorno è costretto a fare anche quello di notte, seppur in maniera distanziata di qualche ora. Una turnazione che, però, grava solo su 5 medici dei 10 operativi, gli altri sono esentati da questioni familiari o altre ragioni». La denuncia è di Fiorella Cesaroni, vice presidente dell’associazione Tutela dei diritti del malato, in campo da 36 anni. Le corsie degli ospedali della Asl pescarese le batte a tappeto ogni giorno, Cesaroni, ne conosce ogni angolo e segreto. Alcuni li svela, altri no, pronta per altre battaglie a sostegno delle centinaia di pazienti che ha seguito negli ultimi 36 anni. Al centro trasfusionale (Patrizia Accorsi è direttore dell’Unità operativa complessa di Medicina trasfusionale nell'ambito del dipartimento di Ematologia) non sono previsti posti letto, ma i pazienti vengono talvolta trattati ambulatorialmente.
Nel 2018 sono stati 3700 i malati che si sono rivolti al centro (alla sede si accede dall’area del pronto soccorso), spesso passando per i dipartimenti di emergenza con politraumi, in urgenza, con parti difficili, provenienti da tutto l’Abruzzo e da fuori regione. Le donazioni di sangue sono state oltre 25mila.
Il reparto è “autosufficiente”, le raccolte avvengono negli ospedali di Pescara, Penne e Popoli e all’Avis di Pescara. Il personale è composto da 70 unità tra medici, infermieri e tecnici, operativi nei tre turni, dalle 8 alle 14, dalle 14 alle 20 e dalle 20 alle 8 del mattino seguente. Tra i compiti degli operatori c’è quello di analizzare i campioni di sangue del paziente per fargli arrivare l’Rh idoneo a salvargli la vita. «Qualcuno fa due turni nell’arco di una giornata, seppur distanziati di qualche ora l’uno dall’altro, il turno giornaliero e quello notturno in reperibilità e pochi minuti a disposizione per prendere servizio», prosegue Cesaroni che cita il caso di una dottoressa che risiede fuori Pescara e che fa turni massacranti per garantire la continuità dei servizi: «Per questa ragione», spiega il vice presidente dell’associazione che opera a tutela dei diritti del malato, «quando viene chiamata in reperibilità, almeno 7-8 volte al mese, rimane nei paraggi e poi va in servizio, per un totale di quasi 12 ore di lavoro, anche se intervallato da un breve periodo di riposo. Ma i turni notturni sono talmente estenuanti che si regge a fatica in piedi. Sono, questi, grandi sacrifici da parte di persone di buona volontà, competenti, professionali, disposte a concedersi tante ore in più sul posto di lavoro pur di non far mancare nulla ai pazienti che hanno bisogno di aiuto».
«Non si può, però, lasciare sempre tutto alla volontà del singolo, è necessario che l’azienda sanitaria si faccia carico del problema e cerchi una soluzione. È vergognoso che un dipartimento ospedaliero sia sprovvisto del turno notturno», conclude la responsabile dell’associazione che periodicamente denuncia «la difficile situazione in cui versano gli ospedali della Asl, a causa degli organici carenti». (c.co.)
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