«Al lavoro senza stipendio paghiamo pure la benzina»

1 Ottobre 2015

Maiella e Morrone in crisi, lo sfogo di una dipendente: non ci fermiamo ma ormai è impossibile andare avanti, vi racconto 9 mesi senza paga

PESCARA. Sono senza stipendi da 9 mesi e aspettano ancora anche la quattordicesima. Sono i 65 lavoratori dell’azienda speciale Maiella e Morrone, l’ente che assicura i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara, costretti, in più, a continuare a lavorare, perché, se si fermassero lasciando i disabili e gli anziani senza assistenza, potrebbero essere denunciati per interruzione di pubblico servizio. E una di loro, Anna Clezia di Mastrantonio, che molti in paese, a Lettomanoppello, chiamano “Enà”, per via dei suoi natali a Somerville, in Massaschusetts – «Lo pronunciano così», racconta Di Marcantonio, «perché in inglese la “a” si pronuncia “e” e dunque Anna diventa “Enà”» –, racconta al Centro le vicissitudini che sta attualmente vivendo. Una vita senza stipendio: sui lavoratori si ripercuote la crisi dell’azienda speciale travolta da oltre 3 milioni di debiti e bloccata dai pignoramenti. Ma Di Mastrantonio vuole mettere in luce anche la passione che nutre per il lavoro di assistenza che svolge giorno per giorno per gli anziani, a Lettomanoppello, Roccamorice e Manoppello.

«Faccio tutto quello che occorre», sottolinea la donna, 53 anni, «e anche se non ho mai conseguito un attestato professionale, gli esperti che mi hanno vista all’opera hanno rimarcato le mie capacità lavorative». Già, poichè all’esperienza Di Mastrantonio aggiunge la passione. «Per l’azienda speciale io lavoro da 13 anni», riferisce, «ma questa attività, senza aver in mente che potesse diventare per me un lavoro, è cominciata assistendo mia nonna che era affetta da Alzheimer. E ora, con la passione di sempre, continua in questo periodo, anche se non prendiamo lo stipendio da 9 mesi».

La giornata tipo di Di Mastrantonio, che da sola, con figli, deve mandare avanti la famiglia, comincia presto: «Alle 7 vado da una persona, a Lettomanoppello, che fa la pipì a letto», riferisce pragmaticamente, «poi la accudisco mettendola anche sulla sedia a rotelle».

Cinquanta minuti (e anche più) e poi via, da un altro bisognoso, tanto per raccontare un altro caso: «Da lui arrivo più tardi, a Roccamorice, ed è una persona alla quale è stata amputata una gamba, e a cui, non potendosi più muovere da tempo, si sono formate delle piaghe».

Ma qui, per Di Marcantonio, a volte si creano dei problemi per raggiungere il paese. «In inverno, quando c’è la neve», fa notare l’assistente domiciliare, «da Lettomanoppello, siccome non posso raggiungere direttamente Roccamorice, per giungervi impiego mezz’ora. A volte sono costretta ad andare a Scafa e poi da lì prendere un autobus». Insomma, pur di assicurare il servizio, Di Marcantonio evidenzia la volontà che mette in atto per superare gli ostacoli: «Faccio tutto con passione e quando la mattina mi alzo sono contenta», rileva la donna.

Ma senza soldi è difficile: «Ora, senza stipendi, ho un certo nervosismo. Ma come?», si chiede, «ci dicono che quello che svolgiamo è un servizio che non deve finire, e poi però lo stipendio non arriva? Tra l’altro, come è stato scritto», riflette riferendosi a un articolo del Centro, «non solo continuiamo a lavorare senza percepire le mensilità; ma addirittura, se non lo facessimo, correremmo il rischio di essere denunciati per interruzione di pubblico servizio».

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