Al Sacro Cuore niente più battesimi e prime comunioni

La chiesa diventa santuario e perde i servizi parrocchiali. E scatta la protesta
PESCARA. Niente più catechismo, niente più scout, niente più prime comunioni e battesimi, con funerali e matrimoni solo su richiesta motivata: la vita parrocchiale della chiesa del Sacro Cuore è destinata a finire e il declino è già iniziato, mascherato, a detta dei parrocchiani, dalla promozione a santuario che l’arcivescovo Tommaso Valentinetti ha annunciato a giugno per la seconda parrocchia di Castellamare Adriatico istituita 130 anni fa. Una decisione nata «per favorire la preghiera e la spiritualità cittadina» secondo l’arcivescovo, accusato invece dai parrocchiani di aver deciso «contro il parere non vincolante della maggioranza del proprio consiglio presbiteriale diocesano». Parrocchiani che fino ad oggi hanno partecipato attivamente alla vita della comunità e che adesso, nel tentativo di salvare la storia e la vita del quartiere, sia pure modificato e svuotato dai tempi, si stanno mobilitando per avere un incontro proprio con l’arcivescovo, nell’estremo tentativo di evitare la “santuarizzazione” della chiesa che coinciderà con la soppressione della parrocchia. Parrocchia che Valentinetti ha invece inserito in una delle nuove unità pastorali insieme con la Chiesa del Mare solo che il Sacro Cuore dovrà favorire la proposta spirituale e di preghiera, mentre alla Chiesa del Mare sarà invece affidata la risposta pastorale e catechetica. E anche su questo i parrocchiani che si sono riuniti intorno a una pagina Facebook creata da Roberto Di Bartolomeo, responsabile degli scout della parrocchia, sono agguerriti: «Così la parrocchia non esiste più, il suo territorio è stato già diviso e accorpato in grandissima parte alla parrocchia della chiesa del Mare e la restante parte, da via Milano, alla chiesa dello Spirito Santo».
Per questo, nell’estremo tentativo di salvare in corsa la parrocchia, gli stessi promotori aspettano di essere ricevuti dall’arcivescovo, mentre però il nuovo parroco-amministratore del santuario, don Tonino Di Tommaso, ha già le chiavi della chiesa dove va quotidianamente e dove, insieme a sette suore, prenderà ufficialmente servizio da settembre.
«Ma così non faremo più alcuna attività», sottolinea dispiaciuta la capo-catechista Matilde Antonioli, che in 46 anni di servizio ha visto passare intere generazioni di bambini, ma anche i parroci che si sono succeduti, da monsignor Tobia, passando per don Italo Febo, don Vincenzo D’Addario fino all’ormai storico don Giovanni Masciulli, purtroppo nuovamente alle prese con i problemi di salute che lo avevano tenuto lontano già nei mesi scorsi. «Togliere i bambini del catechismo», continua l’insegnante, «vuol dire allontanare anche le famiglie che ovviamente seguono i loro figli. Senza bambini, che già non potremo riprendere per i nuovi corsi di settembre, senza gli scout e le cresime, la chiesa morirà. Oltretutto qui abbiamo due scuole vicine, le elementari di via Milano e le medie di via Roma, un bacino che per forza di cose andrà sgretolandosi».
«Tutto questo è stato fatto in silenzio in concomitanza con la malattia del nostro parroco don Giovanni Masciulli che alla fine ha dovuto soccombere», denuncia ancora su Facebook Di Bartolomeo che invita tutti a spolverare e a raccontare i ricordi legati alla parrocchia ,annunciando «imminenti iniziative» se il vescovo non li riceverà. «La commissione presbiterale del 1996», rimarca Laura Martinelli, « nel parlare di unità pastorale non prevedeva la soppressione delle parrocchie».
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