Al setaccio i redditi di cittadinanza Scoperti 137 furbetti: denunciati

28 Luglio 2020

Verifiche in corso da parte del settore Politiche sociali sui 3.402 beneficiari del sostegno economico Emerse delle dichiarazioni mendaci, già scattate le prime 10 segnalazioni all’Inps e alla procura

PESCARA. A Pescara, ci sono 3.402 famiglie che beneficiano del reddito di cittadinanza. Ma non tutte lo dovrebbero ricevere. Dagli accertamenti effettuati dal Comune negli ultimi mesi, infatti, sono emersi alcuni furbetti, ossia cittadini che per la loro situazione familiare non rientrerebbero nei parametri stabiliti dal governo per ottenere gli aiuti. I presunti irregolari sono 137, di cui 10 sono stati già denunciati all’Inps, incaricato di erogare il contributo e alla procura della Repubblica.
Il Comune, dunque, di nuovo protagonista sul reddito di cittadinanza. Dopo essere stato tra i primi enti in Italia a far partire i cosiddetti Progetti di utilità collettiva che daranno lavoro a circa 200 persone beneficiarie del reddito, ora è di nuovo in prima fila per l’avvio dei controlli a tappeto sulle famiglie percettrici del sostegno economico.
I CONTROLLI. La verifica economica sulle dichiarazioni presentate dai beneficiari spetta all’Inps. Compito del Comune è, invece, quello di controllare la situazione anagrafica dei richiedenti. «La normativa», spiega Adelchi Sulpizio, assessore alle politiche sociali, ossia il settore del Comune che ha effettuato gli accertamenti, «prevede di fare un piano di verifiche sostanziali su un campione del 5 per cento del totale dei percettori del reddito di cittadinanza. Il Comune non si è limitato al 5 per cento, ma la squadra dei dipendenti delle Politiche sociali ha effettuato i controlli su oltre il 91 per cento dei nuclei familiari percettori, scoprendo varie irregolarità». In pratica, su 3.402 beneficiari, sono stati controllati 3.102 persone. Le verifiche hanno riguardato prevalentemente la composizione familiare.
I RISULTATI. I controlli sono stati fatti sui seguenti parametri: la residenza, che deve essere in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in maniera continuativa; permesso di soggiorno per i cittadini provenienti da Paesi non europei; composizione del nucleo familiare ai fini Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) e sullo stato di famiglia anagrafico. Ecco, dunque, quanto è emerso: 46 nuclei familiari sono risultati privi dei parametri di residenza; 137, invece, hanno autodichiarato una famiglia anagrafica differente da quella indicata nella dichiarazione Isee presentata. Probabilmente, per far risultare un reddito familiare più bassodi quello effettivamente percepito.
«Da qui», ha fatto presente Sulpizio, «l’invio di 137 comunicazioni ai beneficiari che hanno presentato delle dichiarazioni mendaci e altrettante segnalazioni sono state fatte all’Inps. Di questi 137 beneficiari, 10 sono stati segnalati alla procura poiché non hanno provveduto a regolarizzare la loro posizione, dopo 4 mesi dalla prima comunicazione».
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