Al teatro dei Gesuiti venerdì andrà in scena “Psicosi”

5 Agosto 2015

PESCARA. Un’autrice al debutto, sette attori di qualità, una leggiadra ballerina e una talentuoso regista. Il tutto, venerdì 7 agosto, alle 21 (biglietto unico 5 euro), è condensato in “Psicosi,...

PESCARA. Un’autrice al debutto, sette attori di qualità, una leggiadra ballerina e una talentuoso regista. Il tutto, venerdì 7 agosto, alle 21 (biglietto unico 5 euro), è condensato in “Psicosi, nulla è più pericoloso della mente umana”, atto unico, riadattato dalla regista Silvia Napoleone, scritto da Ilaria Camplone, giovane attrice pescarese al debutto nelle vesti di autrice. Lo spettacolo, in programma al teatro dei Gesuiti (associazione culturale Il Parco di Roberto Falone) nasce, come dice Camplone, «dalla voglia di raccontare la cattiveria dell’essere umano. In teatro si parla spesso di violenza sulle donne, ma mai della violenza in generale, neppure della violenza che una persona fa a se stessa. L’obiettivo di Psicosi è, appunto, raccontare la violenza in tutte le sue sfaccettature. E’ uno spettacolo-denuncia».

Sul palco, oltre all’autrice, che di recente si è classificata terza al talent Rai Due posti al sole, ci sono 7 attori di qualità: Patrizia Santuccione (dottoressa Barbara), Fabio Ciampaglia (Andrea, tossicodipendente), Chiara Zappacosta (Ruslana, anoressica), Piero Montesi (Nando, un poliziotto), Mirko Modesti (Giovanni, pedofilo), Federico Pasquini (James Holmes) e Alessandro Fasulo (Federico, omosessuale). Ad arricchire il tutto, pensa la presenza scenica della ballerina Patrizia Bordonaro. Molto interessante, infine, la nota della regista Napolone: «In questo preciso periodo storico, follia potrebbe sembrare mettere in scena un argomento molto spinoso, ma è solo il coraggio di rappresentare la realtà. Non abbiamo inventato nulla. Abbiamo sfogliato un quotidiano, ascoltato un telegiornale, letto notizia su internet e i nostri personaggi e le loro psicosi hanno preso vita. Abbiamo acceso i riflettori, cercando di portare luci nel buio e nella desolazione della malattia mentale. E luce sia».