Al via l’epoca Macron Domenica all’Eliseo

Il primo giorno da presidente, l’abbraccio con Hollande all’Arco di Trionfo
PARIGI. Un abbraccio e qualche istante di commozione sotto il cielo grigio all'Arco di Trionfo: il presidente uscente Francois Hollande è andato fino alla tribuna autorità dove ha ritrovato il suo ex delfino Emmanuel Macron, che lasciò il governo e che ora prenderà il suo posto. Un abbraccio e uno sguardo intenso fra i due, prima dell'omaggio comune al Milite Ignoto.
Emmanuel Macron, eletto presidente con il 66,1% contro il 33,9% di Marine Le Pen, sembra tutto fuorché normale come il suo talent-scout politico: da enfant prodige a neofita della politica che rottama i candidati dei partiti tradizionali, Macron vuole lasciare il segno in Francia. E i primi passi - soprattutto quelli solenni di ieri sera attorno al cortile del Louvre mentre risuonava l'Inno alla Gioia - hanno riportato alla mente l'investitura di Francois Mitterrand. «Continuità repubblicana», questa la definizione del passaggio Hollande-Macron, con il presidente che ha insistito nella sua emozione per aver indicato «il cammino da seguire» al successore.
Il rapporto si era raffreddato con l'uscita di Macron dal governo. Ieri Hollande si è prima avvicinato alla tribuna autorità stringendo le mani di molti politici, militari, corpo diplomatico (lungo e amichevole il saluto all'ambasciatore d'Italia Giandomenico Magliano). Poi ha preso Macron come un figliol prodigo e lo ha condotto con sé, introducendolo alla funzione più delicata, ai segreti, lo ha presentato alle massime autorità militari, che in questi anni fatti di momenti difficili gli sono state spesso di estremo sostegno. Chiusa la parentesi solenne, incassati gli auguri di Trump e Putin, per Macron è già il momento di far scattare la fase 2 del suo progetto. «La prima si è realizzata ieri sera», ha detto Richard Ferrand, suo braccio destro e possibile ministro, adesso addio En Marche! e via con La Republique en marche. Fra tre giorni si conosceranno i nomi dei candidati - 50% dalla società civile, 50% dalla politica (ma fra i primi ci potranno essere consiglieri regionali o comunali) - poi via alle liste con le nuove regole: si può aderire alla maggioranza presidenziale anche con la tessera di un altro partito ma bisognerà osservare una disciplina di gruppo. Macron ha già fatto capire di non voler perdere troppo tempo con le fronde, ricordando l'amara esperienza di quella interna alla maggioranza socialista del governo Valls, di cui egli stesso faceva parte. Vuole disporre di un gruppo omogeneo e compatto in Parlamento, e se ci sarà difficoltà andrà avanti a colpi di decreti. Questo è uno degli aspetti che gli rimprovera la sinistra radicale di Jean-Luc Melenchon, ben sapendo che al primo posto dell'agenda di Macron c'è la riforma del diritto del lavoro, un'evoluzione macroniana del già contestatissimo Jobs act che ha portato in piazza i manifestanti.
Per questo - in cambio del «consiglio» di votarlo al ballottaggio - Melenchon aveva chiesto in cambio, invano, il ritiro del progetto. La manifestazione, già oggi a poche ore dall'elezione di un neocostituito Front Social, ha preso il sapore di un primo avvertimento a Macron: la strada per le riforme sarà tutt'altro che in discesa.
Intanto, calendario fitto di impegni per il neopresidente.
Domenica il passaggio di consegne all'Eliseo, poi la nomina del premier e del governo, quindi l'annunciato primo viaggio a Berlino da Angela Merkel. Sulle orme di Francois Hollande, che fece lo stesso viaggio come esordio da presidente e che ieri sera è tornato a salutare la cancelliera a conclusione del mandato all’Eliseo.
Anche Bruxelles guarda all’elezione di Macron, che apre per l'Ue una finestra di opportunità da non perdere per risolvere i suoi problemi. E per riprendere, dopo lo choc della Brexit, il cammino verso una sempre maggiore integrazione attraverso le cooperazioni rafforzate e le più velocità di cui si è tanto parlato lo scorso marzo in occasione delle celebrazioni dei 60 anni dei trattati di Roma.
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