Albani: basta con gli attacchi

19 Aprile 2020

Il referente della task force regionale: stiamo lavorando duramente, siate costruttivi

PESCARA. Dopo quasi due mesi arriva il primo bilancio, ma anche l’invito ad abbassare i toni. Iniziative, strategie e dispositivi di protezione utilizzati per contenere e combattere il virus. «Abbiamo messo a punto una governance del sistema partendo praticamente da zero, perché nessuno di noi aveva mai dovuto affrontare una pandemia come questa», racconta Alberto Albani, primario del pronto soccorso dell’ospedale pescarese e responsabile dell'emergenza sanitaria dell'Unità di Crisi creata dalla Regione Abruzzo.
Il medico pescarese, inoltre, fa l’elenco dei dispositivi di protezione individuale e altro materiale distribuito alle Asl, ma schiaccia anche il tasto “stop alle polemiche”, che negli ultimi tempi sono piovute da più fronti.
LA SITUAZIONE IN REGIONE. «Non esistevano, di fatto, procedure già codificate che potevano essere applicate tout-court. Oggi, però, a quasi 2 mesi dall'inizio dell'emergenza credo sia importante tracciare un piccolo bilancio delle attività svolte in queste settimane», continua Albani che da fine gennaio sta guidando la task force regionale sul Covid 19. «Capisco che la situazione contingente possa portare ad avere una certa percezione della realtà, che si concentra solo sugli aspetti negativi dell'emergenza», spiega, «ma è opportuno ricordare che la Regione è intervenuta tempestivamente, con specifiche ordinanze, su molteplici fronti che si sono aperti in queste settimane».
LE STRATEGIE. «A partire dalla sospensione delle attività ambulatoriali e di tutte le prestazioni sanitarie non urgenti, che -precisa- hanno permesso di razionalizzare gli accessi esterni a tutte le strutture. Si è poi passati ad implementare le attività di telemedicina, per garantire la continuità assistenziale a quei pazienti le cui terapie non potevano essere sospese. E si è lavorato anche sulle misure di contenimento dei contagi sia nelle strutture per anziani, che nei penitenziari, con l'introduzione di precisi protocolli di monitoraggio e controllo».
LE PROCEDURE. Il coordinatore della task force ribadisce come l'Abruzzo abbia scelto di attivare ogni procedura precauzionale per non farsi trovare impreparato di fronte a un improvviso evolversi dell'epidemia.
«In quest'ottica va inserito non solo il potenziamento dei posti letto dedicati al Covid 19, ma anche e soprattutto l'individuazione e l'allestimento di presidi ospedalieri dedicati alla gestione dei pazienti contagiati, come raccomandato anche dalle istituzioni scientifiche nazionali e internazionali», ribadisce Alberto Albani.
«Voglio dire, insomma, che la nostra regione, nonostante i limiti oggettivi legati a un numero limitato di abitanti, che comporta anche una dotazione strutturale di partenza altrettanto limitata, è riuscita ad adeguarsi agli standard necessari e a garantire assistenza indistintamente a tutti i pazienti. Non dimentichiamolo, perché spesso siamo portati a guardare altrove, criticando quanto di buono esiste accanto a noi».
LE PROBLEMATICHE. Il dottor Albani, poi, al Centro, racconta anche qual è stato il momento più delicato in questa emergenza legata al coronavirus. «Sicuramente nei primi giorni», racconta il primario pescarese, «con l’impatto avuto tra il numero di malati e la capacità di rispondere con l’utilizzo di ventilatori, visto che inizialmente c’era una carenza. Adesso, invece, il problema più grande è la carenza di reperire i tamponi sul mercato. Sui tamponi abbiamo delle difficoltà, non solo noi, ma in tanti e a livello mondiale».
NUMERI E DISPOSITIVI DI PROTEZIONE. Il dottor Alberto Albani, inoltre, elenca anche una serie di dati, legati alla distribuzione di dispositivi di protezione individuale e altro materiale, che la Protezione civile regionale ha provveduto a distribuire alle Asl di competenza.
Dall'inizio dell'emergenza ad oggi, le aziende sanitarie hanno ricevuto 16.520 mascherine ffp3, 214.380 ffp2, 261.017 mascherine chirurgiche, 111.400 guanti, 46.700 cuffie, 7.340 tute, 127.700 calzari, 6.643 occhiali, 4.086 camici, 1.250 termometri, 2.050 visiere, 144 mila litri di gel igienizzante. E poi ancora 44 ventilatori e 323 monitor. «Materiale che serve quotidianamente in ogni presidio sanitario. Stiamo parlando di almeno 500 pezzi al giorno, calcolando i vari turni nei reparti», precisa Albani parlando dei dispositivi di protezione individuale utilizzati nei reparti degli ospedali.
BASTA CRITICHE. «Questo per ribadire», continua il referente per le maxi emergenze sanitarie, «che il sistema Abruzzo c'è ed è efficiente e ne fanno parte tanti validi professionisti, in campo per combattere il Covid 19». Puntualizza Albani. «Io sono un medico con delle grandi responsabilità non un politico, e ho il dovere di lanciare un appello a tutti coloro che hanno ruoli istituzionali, al di là dei simboli di partito, affinché si stringano intorno a noi e non ci facciano solo bersaglio di critiche e attacchi. Siamo pronti a valutare qualunque proposta, da chiunque provenga, purchè utile alla battaglia in corso e finalizzata a sostenere senza riserve tutti i medici, infermieri e operatori sanitari».
LA SODDISFAZIONE. Alberto Albani cerca anche di guardare il bicchiere mezzo pieno in un periodo di oggettiva difficoltà. «La più grande soddisfazione in questi mesi molto delicati? Quella di essere riuscito a dare una risposta concreta ai tanti abruzzesi, riuscendo a fornire posti letto e dispositivi di protezione. Siamo riusciti a contenere contagi e decessi. Sono state date risposte importanti a tutti, nessuno escluso».
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