Alberghiero, 366 studenti senza scuola

20 Marzo 2019

Ragazzi, docenti e famiglie alla Provincia: «Presto i lavori nella sede di via Italica o a settembre rimarremo senza aule»

PESCARA. Con la sede di via Italica chiusa a causa dei soffitti grondanti di acqua e muffa al primo piano e con lo sfratto a giugno, già ufficializzato anche al Centro, dall’istituto Di Marzio- Michetti dove sono ospiti da novembre, 366 studenti (venti classi) dell’Alberghiero De Cecco rischiano di rimanere senza aule il prossimo settembre, alla riapertura dell’anno scolastico. Un incubo che li costringe a riorganizzarsi per non arrivare a inizio anno senza una scuola dove fare lezione. L’ultimo allarme è stato lanciato ieri attraverso una lettera delle «famiglie dei convittori e semiconvittori» indirizzata al presidente della Provincia Antonio Zaffiri nella quale gli si chiede di velocizzare l’iter per l’avvio dei lavori di ristrutturazione della scuola di via Italica.
Ma, intanto, il loro anno scolastico, è un calvario: gli studenti, perlomeno i convittori, dormono all’hotel le Nazioni di Montesilvano («che la Provincia paga 100mila euro l’anno»), si spostano con i bus navetta («che la Provincia paga 50mila euro l’anno»), studiano alla Di Marzio, fanno i laboratori in via dei Sabini, pranzano e cenano in via Tirino e poi tornano alla sede centrale di Porta Nuova per proseguire le attività scolastiche. Addirittura il bus navetta ogni tanto «viene usato per trasportare un solo studente, se il trasferimento degli altri non è previsto, con dispendio di tempo e soldi» tuonano gli interessati.
Quella di cui sopra, è, comunque, la giornata tipo di uno studente dell’Alberghiero, che si ritrova la «scuola spezzettata» perché qualcuno finora «non ha fatto il necessario», si legge nella lettera dei genitori a Zaffiri, «per risolvere urgentemente e drasticamente una situazione che sta avendo conseguenze negative sulla vita scolastica degli studenti costretti a spostarsi più volte al giorno per attuare il percorso di formazione che hanno scelto», così nel documento vergato con «rammarico e delusione perché l’amministrazione, con la sua immobilità, non garantisce il diritto allo studio dei ragazzi». La preside dell’istituto, Alessandra Di Pietro, in questi mesi ha fatto scivolare fiumi di inchiostro sui tavoli dell’amministrazione provinciale «ma ancora nessuna comunicazione di avvio lavori». E tranquillizza le famiglie dei biennio: «Rimarranno in via dei Sabini». A fine anno, davanti alla comunità scolastica si aprirà, ma sta già accadendo, una voragine di incertezza a causa dei ritardi degli interventi nell’istituto di via Italica dove, dieci giorni fa, si è svolto il sopralluogo del presidente della Provincia e dei tecnici. Una ispezione, sollecitata per quattro mesi, che la comunità scolastica è riuscita ad ottenere dopo la chiassosa discesa in piazza, l’8 marzo scorso, con pentole, cucchiai e coperchi. Ieri, dopo oltre una settimana di silenzi, l’ennesima resa dei conti con la costituzione di una “commissione per il monitoraggio delle procedure di riqualificazione, ristrutturazione e messa in sicurezza e ampliamento delle sedi De Cecco ” e un nuovo allarme lanciato dagli studenti che suona come una dichiarazione di guerra: «Il presidente Zaffiri è venuto a dirci, dopo il sopralluogo di lunedì 10 marzo, che avrebbe fatto il possibile per accelerare i tempi e promesso un tavolo tecnico che a distanza di 10 giorni non è stato ancora convocato» spiegano le rappresentanti di istituto Naomi Allegro, Simona Capitanio, Francesca Fagnani e Carmen Servillo, che whatsappano con Zaffiri ma ottengono «risposte non convincenti». È vero pure che Zaffiri aveva spiegato agli studenti, durante la protesta in piazza Italia di 12 giorni fa, che «siamo in attesa dello sblocco dei fondi, 2 milioni e 300mila euro, che la Regione deve ancora erogare». Senza quel finanziamento «nessun intervento può partire». Ma a studenti, docenti e famiglie, i tecnicismi poco interessano. Vogliono la scuola. Ora e a settembre. I «sacrifici li fanno anche gli insegnanti, siamo in 280 per 1300 alunni di cui 100 convittori» spiegano i prof Roberta Degli Eredi, Roberto Melchiorre e l’istitutrice Graziella Chiavaroli, «la preside della Di Marzio, Antonella Ascani, ci ha già comunicato che la convenzione, in scadenza a fine giugno, non verrà rinnovata. La scuola ha bisogno delle 20 aule, dove ora si trovano i nostri ragazzi, per le loro attività didattiche e a settembre non sappiamo dove andare». Le carte sono firmate anche dai genitori Annachiara Favetta, Marcella D’Ancona e Cesare Cotellessa.