Alberghiero smembrato in 6 sedi I prof: faremo lezione sulla strada

3 Settembre 2015

Rabbia e delusione tra i 200 lavoratori dell’istituto De Cecco a una settimana dalla prima campanella Per trovare le 21 aule mancanti, si utilizzeranno spazi al Manthoné, alla Di Marzio e in piazza dei Grue

PESCARA. Delusione e rabbia tra gli oltre 200 lavoratori dell’istituto alberghiero De Cecco che ieri hanno partecipato all’assemblea nella sala consiliare del Comune. I docenti e gli altri lavoratori speravano nell’annuncio di qualche miglioramento rispetto alla situazione dello scorso anno, invece, anche per l’anno scolastico che sta per aprirsi, il destino dei professori del più grande e complesso istituto della regione sarà quello di migrare per tutta la città. Una diaspora.

«Tre, infatti, sono le sedi messe a disposizione dalla Provincia», si legge in una nota di insegnanti e lavoratori dell’alberghiero, «per recuperare le 21 aule mancanti: Manthoné, Di Marzio e piazza dei Grue (ma al momento la delibera non è stata approvata e si paventa addirittura l'Alessandrini di Montesilvano). A queste vanno aggiunte le sedi di via dei Sabini, via Italica e via Tirino. Conclusione: sei sedi in tutto», rimarcano. «La possibilità di utilizzare gli spazi occupati dalla scuola materna Fellini», si legge sempre nel documento, «non è stata neanche presa in considerazione, nonostante fosse una soluzione auspicata l'anno scorso dallo stesso consiglio comunale. A questo punto appaiono chiare le responsabilità anche dell’amministrazione cittadina, che, come è accaduto per il possibile uso della scuola media Carducci», osservano ancora dall’istituto alberghiero, «mostra di aver paura di prendere qualsiasi decisione impopolare, infischiandosene delle responsabilità che ha nei confronti dei problemi di una scuola che tanto ha dato e continua a dare alla città. Nessuna risposta, inoltre, dalla Provincia, sui motivi della lunga sospensione dei lavori per la costruzione dei nuovi laboratori. Solo la promessa di riprenderli al più presto. Buio pesto, invece, sulle migliorie necessarie per riaprire la palazzina A di via dei Sabini, inagibile perché la scala antincendio non sarebbe a norma. Tutto ciò», affermano sempre i lavoratori, «nonostante l'impegno e lo sforzo che sta mostrando la nuova dirigente scolastica (Alessandra Di Pietro, ndr), ci costringe a proclamare uno stato di agitazione permanente che porterà presto alla convocazione di un’assemblea pubblica con i genitori dei quasi 1.800 studenti e alla richiesta al ministero di un fondo straordinario per dare finalmente all’alberghiero una sede adeguata. Se poi, entro la fine di settembre, non saranno ripresi i lavori in via dei Sabini e se permarrà la incredibile situazione di una scuola divisa in sei plessi, allora annunciamo azioni clamorose, come le lezioni davanti al Comune, alla Provincia e alla Prefettura», annunciano i lavoratori nella nota. Intanto ieri il collegio dei docenti ha deciso che la riapertura della scuola è stata fissata per il prossimo 10 settembre.

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