Alberi abbattuti nella riserva naturale Scoppia la protesta

25 Gennaio 2021

Santa Filomena, Damiani e Italia nostra contestano i tagli E dopo il vento forte, il Comune riapre i parchi e i cimiteri

PESCARA. Il Comune ha riaperto i parchi e i cimiteri che aveva provveduto a chiudere venerdì sera a causa del forte vento. Ieri, il sindaco Carlo Masci ha firmato una nuova ordinanza che revoca parzialmente quella emanata venerdì. In questo modo, sono di nuovo accessibili i due cimiteri, i parchi, i giardini pubblici, compresi la Pineta dannunziana e il parco ex caserma Di Cocco. Nella revoca non è stata inclusa la riserva naturale Santa Filomena, al confine tra Pescara e Montesilvano e quindi, stando all’ordinanza, dovrebbe essere ancora chiusa anche se nel provvedimento non viene espressamente specificato.
E proprio la pineta di Santa Filomena continua ad essere al centro di una protesta per l’abbattimento di alcuni pini, considerati pericolosi, deciso dalla Forestale. Abbattimenti criticati dal biologo ed ex direttore tecnico dell’Arta Giovanni Damiani. Al biologo non hanno convinto le spiegazioni della Forestale. «Si sostiene», dice Damiani, «che gli alberi che hanno dato origine alla pineta hanno raggiunto i 70-80 anni di età e sono dunque arrivati a fine turno, come si usa dire con linguaggio tecnico. È un termine di stampo produttivistico, ma qui siamo in una riserva naturale e non in un bosco a sfruttamento commerciale. Siamo in un ambiente urbano dove di alberi c’è tanto bisogno».
«Inoltre, il turno di 70 anni chi lo ha stabilito? Secondo quali criteri?», si chiede il biologo, «in natura, cioè lasciato alla libera evoluzione, il pino d’Aleppo può vivere due secoli almeno. Se la logica è quella del “turno” verranno abbattuti e rimossi anche gli altri alberi di età compresa tra i 70 e gli 80 anni? Perché negare alle generazioni che verranno la possibilità di contemplare la bellezza e la grandiosità di un albero vetusto? In un’area naturale protetta l’ecosistema va lasciato alla libera evoluzione naturale, gli alberi devono poter divenire adulti e poi vetusti. Anche quelli “morti in piedi”, perché divengono dimora dei nidi dei picchi e nelle scortecciature rifugio dei pipistrelli che, tra l’altro, sono sterminatori di zanzare».
«Neppure consola il fatto», prosegue Damiani, «che si può abbattere alberi piantandone il triplo. Perché i nuovi virgulti possano svolgere le stesse funzioni ecosistemiche e dare gli stessi benefici degli alberi abbattuti dovranno crescere e passare 70-80 anni. È giusto occuparsi della sicurezza della pineta, ma questo non può significare che la si ottenga eliminando alberi, così come a nessuno viene in mente di prosciugare un lago per prevenire annegamenti».
Critiche sui tagli dei pini sono arrivate anche da Italia nostra. «La riserva naturale pineta di Santa Filomena è un’area naturale protetta», fa presente l’associazione, «questa è la definizione che si può trovare. Definizione che in questi giorni pare sia errata, in quanto sono stati abbattuti diversi esemplari di pino d’Aleppo. È come se si decidesse di uccidere una tigre protetta in un bioparco, perché potrebbe morderci. Sembra che non riusciamo a salvaguardare quel lembo di natura in cattività, perché ancora non se ne comprende il significato».
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