Aldo, il pescatore ortonese che aiutò il re a scappare

Recchini aveva 16 anni quando lo chiamarono nella notte per una missione «Mi mise una mano sulla spalla. Lo feci sedere sulle cassette del pesce vuote»
ORTONA . «Lontano da ogni discorso politico, sono favorevole al rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III. Se i suoi discendenti possono circolare nel nostro Paese, è giusto che anche lui riposi nello Stato che ha retto». A parlare è Tommaso Cespa, un testimone diretto della cruenta Battaglia di Ortona, combattuta nel dicembre del 1943 tra le truppe canadesi e gli occupanti tedeschi. Nel mezzo del dibattito sul rientro in patria delle spoglie del re, una voce concorde con questo avvenimento si alza proprio dalla città adriatica che, nella sua storia, ha incrociato il destino della famiglia Savoia.
L’Abruzzo e la stessa Ortona sono infatti il simbolo della fuga (o trasferimento come alcuni sostengono) della famiglia reale da Roma a Brindisi dopo la firma dell’armistizio tra il governo italiano e gli alleati anglo-americani.
Da Ortona, Vittorio Emanuele III partì alla volta della Puglia a bordo della corvetta Baionetta durante la notte del 9 settembre 1943. E Cespa ne è un testimone quasi diretto perché, all’epoca, aveva appena dieci anni, e ricorda il clamore di quel giorno e dei giorni successivi di quel momento storico. «Mio padre era un agricoltore, in quei giorni dormivamo nella casa di campagna, mentre i miei nonni stavano al centro di Ortona. La mattina seguente ai fatti non si parlava d’altro che del re imbarcatosi dal nostro porto», racconta l’ortonese al Centro.
Nello scalo marittimo, alla radice del molo nord, c’è una targa che ricorda la fuga del re soldato. Venne apposta per la prima volta nel 1945 e distrutta da una scarica d’arma da fuoco. Venne comunque riproposta con lo stesso contenuto negli anni successivi. Ed è interessante sottolineare come nel testo si parli di una Ortona repubblicana che «grida eterna maledizione alla monarchia» un anno prima della proclamazione della repubblica italiana. Ma se Cespa è un testimone indiretto di quanto avvenuto nel settembre del ’43, ad Ortona risiede un altro cittadino che ha vissuto in prima persona quell’agitata notte al porto. E’ Aldo Recchini, un pescatore che ha condotto Vittorio Emanuele III sulla Corvetta Baionetta. Lo ha raccontato in un filmato della collezione di interviste che fa parte della banca della memoria del Museo della Battaglia di Ortona.
All’epoca dei fatti, Aldo aveva 16 anni: venne chiamato nella notte per far fuggire il re. Ricorda il timore e la non consapevolezza di quello che avrebbe dovuto fare. «Un nutrito gruppo di carabinieri venne a cercare me e mio zio», racconta, rivelando che alla presenza di tutti quei militari si spaventò. Chiese il motivo di quella chiamata ma non gli fu data una spiegazione dettagliata. «Ci dissero che dovevamo andare alla marina per una missione e notammo la presenza di altri nostri amici pescatori». Nessuno diceva loro cosa fare, ma Recchini se ne rese conto poco dopo. Giunto al porto iniziò a vedere una lunga colonna di automobili arrivare dai Saraceni verso il molo. Poi tantissimi soldati
«E’ in quel momento che abbiamo riconosciuto il re», rivela nella videointervista. Con le loro barche i pescatori ortonesi trasportarono i reali a bordo della Baionetta, che non aveva attraccato al porto e sulla quale c’era già Badoglio imbarcatosi a Pescara. È una testimonianza dettagliata quella di Recchini, che conferma molte delle dicerie emerse negli anni e ne elimina altre. «Sceso dall’automobile il re è salito subito a bordo», riferisce l’ortonese aggiungendo che durante il breve tragitto Vittorio Emanuele III non ha proferito parola. È stato Recchini ad aiutarlo a salire sul peschereccio: «Si è appoggiato sulla mia spalla per imbarcarsi», continua il pescatore, ed una volta a bordo «è rimasto per tutto il tempo in silenzio. Lo abbiamo fatto sedere sulle casse di pesce vuote coperte con una vela», conclude il testimone di una notte storica. Era l’inizio del viaggio verso la corvetta che avrebbe condotto i Savoia a Brindisi. E della fuga del re rientrato in Italia 74 anni dopo quel giorno ad Ortona.

