ALE, FRANZ E RUGGERI «COMICITÀ E MUSICA ESPERIMENTO RIUSCITO»

28 Agosto 2014

PESCARA. “C’è un tedesco, un francese e un italiano…”, ma ci sono anche Ale, Franz e Ruggeri. Un terzetto inedito per uno spettacolo tra musica e comicità. Domani, 29 agosto, alle 21, il concentrato...

PESCARA. “C’è un tedesco, un francese e un italiano…”, ma ci sono anche Ale, Franz e Ruggeri. Un terzetto inedito per uno spettacolo tra musica e comicità. Domani, 29 agosto, alle 21, il concentrato di sperimentazione musicalteatrale sbarca al teatro d’Annunzio di Pescara. Loro sono una delle coppie comiche più longeve del teatro e della tv hanno alle spalle tanta gavetta allo Zelig di Milano (quando aveva un po’ meno lustrini e paillette) e una miriade di spettacoli dal vivo. Lui è artista versatile della scena: interprete, scrittore, conduttore tv e attore. «L’Abruzzo è bellissimo, ci piace davvero, siamo stati anche a Pescasseroli: suggestiva. Abbiamo girato in lungo e in largo questa regione. E il nostro service è abruzzese, tra un arrosticino e l’altro, portiamo con noi un po’ d’Abruzzo!». Così apre l’intervista al Centro Franz, al secolo Francesco Villa.

Perché Ale, Franz e Ruggeri? Com’è iniziata la vostra collaborazione?

«Siamo amici di Enrico da molto tempo e da altrettanto tempo c’era il desiderio di creare uno spettacolo che unisse musica e comicità, così abbiamo messo sul tavolo le capacità di tutti e 3, le nostre carte insomma, e abbiamo mischiato. Il risultato è che noi suoniamo e cantiamo, lui recita. Abbiamo spesso collaborato, ultimamente siamo stati protagonisti dei suoi video, quando si collabora con qualcuno non capita sempre che i lavori riescano così bene, siamo soddisfatti».

In che modo musica e comicità sono legate?

«Penso che si completino nel teatro. Il teatro, come la musica, regala emozioni e riuscire a emozionare la gente con la musica e la nostra comicità è un bel traguardo. Nello spettacolo i momenti si alternano bene, c’è un buon equilibrio tra le parti».

La comicità è spesso caratterizzata alla ripetizione: un tormentone, un personaggio, una battuta ripetuti all’esasperazione. Voi vi interessate alla sperimentazione, come in “Buona la prima”. Perché questa continua ricerca?

«Ci siamo sempre detti che, se non si ha qualcosa da comunicare quando si sale sul palco, il nostro diventa un lavoro impiegatizio, ovviamente senza offesa per gli impiegati, nel senso di ripetitivo. Se è cosi allora non ha senso salire sul palco. In noi c’è la voglia di cercare cose nuove, perché in fondo sono proprio quelle che ti mandano avanti. Un percorso nuovo è innanzitutto nuovo per te, per questo in vent’anni abbiamo voluto sempre ripartire da zero».

Cosa avete scoperto di nuovo stavolta?

«Ci siamo trovati a giocare con la musica assieme a strumentisti di livello, non siamo assolutamente alla loro altezza, ma ci siamo divertiti davvero tanto!».

Come è stato accolto dal pubblico il vostro nuovo ruolo di cantanti e musicisti?

«Bé, il pubblico è rimasto sorpreso, come noi d’altronde, diciamo che si è fidato e ha avuto una bella risposta. Fidatevi di noi, questo è uno spettacolo con una marcia in più: si canta, si ride e si fa tanto altro. La frase che gli dà il titolo: ‘C’è un tedesco, un francese e un italiano…’ è stata un’idea di Enrico ed è un po’ il nostro filo conduttore, soltanto nel corso della serata scoprirete che senso ha e come si colloca all'interno dello show, per ora non vi svelo nulla…».