Alessandra e Marco: è un’esperienza che ti resta nel cuore

19 Ottobre 2019

PESCARA. «Sentivamo una sovrabbondanza dentro e volevamo donare qualcosa a questi ragazzi sfortunati». Marco e Alessandra Bulferi sono sposati da 25 anni e hanno tre figli, di 23, 19 e 17 anni....

PESCARA. «Sentivamo una sovrabbondanza dentro e volevamo donare qualcosa a questi ragazzi sfortunati». Marco e Alessandra Bulferi sono sposati da 25 anni e hanno tre figli, di 23, 19 e 17 anni. «Siamo diventati genitori per tre volte», raccontano, «volevamo una famiglia aperta e avevamo un grande desiderio di dare. Una coppia di amici aveva adottato un bambino. Abbiamo colto nel loro rapporto genitoriale una speciale sensibilità. Ci hanno invitato a dei gruppi affido e ci hanno proposto di accogliere due fratelli. È lì che ci siamo accorti che eravamo pronti a vivere quella esperienza».
Marco e Alessandra ospitano per le vacanze di Natale quei due ragazzi, ma il primo vero affido arriva circa 11 anni fa con una ragazza di 16. «È rimasta per circa due anni, fino al compimento dei 18. Poco dopo abbiamo portato a casa, direttamente dall’ospedale, una neonata. È stata insieme a noi per sei mesi e poi adottata da un'altra famiglia». Le porte dei Bulferi si aprono nuovamente per una ragazza di 20 anni. «È stata un'ospitalità durata solo quattro mesi. Ma il legame è vivo ancora oggi. Viene a trovarci spesso e fa parte della chat famiglia anche su WhatsApp». Un legame che la giovane donna ha scelto di incidere sulla pelle. «Tempo fa ci ha mostrato il suo tatuaggio: un albero dai rami secchi, ormai senza vita e senza radici, che piano piano sta riprendendo linfa, grazie alle onde del mare, una risorsa alternativa». E quelle onde sono Marco, Alessandra e i loro figli. Da otto anni, fa parte della famiglia un'altra ragazza, affidata alla coppia all'età di 13. «Al compimento dei 18 anni, poteva scegliere se andare via o restare. È rimasta insieme a noi». Oggi, ventunenne, studia a Bologna Giurisprudenza e nel tempo ha ricucito il rapporto con la famiglia di origine. Quella sovrabbondanza di amore non sembra scemare e da poco più di un anno è entrato nelle loro vite un ragazzo di 15 anni, per un affido a tempo parziale. «L’esperienza dell'affido non finisce mai», chiariscono. «L’affido ti resta nel cuore e nell'anima e non ci si può privare di questa esperienza per la paura del trauma del distacco. È proprio quest’ultimo, per quanto doloroso possa essere, che ti consente di recuperare il senso di ciò che hai vissuto. La regola “dell'aggiungi un posto a tavola” è sana, vera. Non costa nulla. Quello che riceve il cuore è impagabile». (m.pa.)