Alessandrini, 44 anni fa l’agguato

29 Gennaio 2023

Il figlio Marco: «Impossibile perdonare chi l’ha ucciso, ma non odio nessuno»

PESCARA. «Ricordo un uomo felice che amava il suo lavoro e amava la vita». Marco Alessandrini, ex sindaco di Pescara, ricorda così il papà Emilio Alessandrini, il giudice ucciso il 29 gennaio di 44 anni fa a Milano da un commando terroristico di Prima Linea. Una figura ricordata anche ieri, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario all’Aquila, e che oggi sarà celebrata a Milano, dove il giudice originario di Penne ma pescarese di fatto, ex studente del liceo classico D’Annunzio, prese servizio come sostituto procuratore in pieno Sessantotto, per poi diventare aggiunto dal 1971, occupandosi, in quegli anni cupi della storia della Repubblica, di terrorismo e in particolare dell’eversione di destra.
«Sono stato invitato dagli organismi rappresentativi della magistratura», racconta Marco Alessandrini a proposito della celebrazione di oggi, «e questo dà il senso: dopo 44 anni, c’è un seme piantato che rimane».
Rimane come il dolore, però, che oggi fa dire ad Alessandrini, che quel giorno, a 8 anni, salutò per l’ultima volta il padre che l’aveva accompagnato a scuola: «Come ha detto Liliana Segre, perdonare è impossibile, ma non odio nessuno». E l’ex sindaco aggiunge: «In questi 44 anni sono cambiate tante cose, il terrorismo non è più un’emergenza, ma è diventato un fenomeno trattato dagli storici. Oggi sì, mi sento pacificato con la memoria». Quattro anni fa, nel 40° anniversario della sua morte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato Emilio Alessandrini con queste parole: «Magistrato che profuse il suo impegno nella lotta al terrorismo, in particolar modo all'eversione di destra, era noto per essere un giudice che aveva affrontato il problema “terrorismo” non solo in un'ottica giudiziaria ma cercando di comprendere il fenomeno dal punto di vista sociale».