«Alessandrini, Galli e Tobagi erano un pericolo per i terroristi»

2 Febbraio 2019

Parlano i figli di magistrati e giornalisti uccisi: «Erano amanti del dialogo e attenti al prossimo» Il monito alle nuove generazioni: «Coltivate una memoria fatta di conoscenza perché vi rende liberi»

PESCARA. Il terrorismo di una volta che si alimentava per strada, con i ragazzi che si prendevano a sprangate in nome di una folle ideologia, e la violenza verbale di oggi che si consuma attraverso i social, con i discorsi avvelenati dai fiumi di fango delle generalizzazioni. Le gambizzazioni, i sequestri e gli omicidi di ieri e la voglia di farsi giustizia con un telefonino tipica dei nostri giorni. Il profilo di professionisti eccellenti, aperti al dialogo verso gli altri e capaci di leggere e anticipare il presente delle tre vittime del terrorismo Emilio Alessandrini, Guido Galli e Walter Tobagi che fa da contraltare all’aggressività degli slogan urlati sulle tastiere. E poi il silenzio assordante degli anni 70 e 80 nei confronti dei familiari delle vittime degli anni di piombo che si contrappone alla sovraesposizione della memoria di oggi. Marco Alessandrini, nell’aula del tribunale dedicata a suo padre Emilio, ha definito il fenomeno una «ipertrofia della memoria».
Nella prima sessione, dedicata alla memoria, dell’incontro “Diritti infranti: strategie del terrore e le risposte dello Stato” organizzato ieri pomeriggio a 40 anni dall’uccisione del giudice Alessandrini a opera di un commando di Prima Linea, oltre al sindaco di Pescara hanno portato la loro testimonianza altre due figlie delle vittime di quella stagione sanguinosa della storia italiana: Alessandra Galli e Benedetta Tobagi, consigliere di Corte d’appello a Milano la prima e giornalista la seconda, figlie del magistrato Guido Galli e del giornalista Walter Tobagi, entrambi assassinati nel 1980.
Il dibattito, moderato dal direttore di Radio Capital Massimo Giannini, è stato introdotto dal presidente del tribunale Angelo Mariano Bozza e ha visto la partecipazione degli studenti dell’Ipssar De Cecco, del liceo artistico, musicale e coreutico “Misticoni – Bellisario” e di altre scuole superiori coinvolte dal Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca). «Mi colpisce quest’anno il fiorire di iniziative memoriali», rimarca Marco Alessandrini, «c’è un’estrema voglia di intitolare strade, piazze e premi letterari a chi ci ha abbandonato. È una cosa buona e giusta, ma mi colpisce la differenza con l’imbarazzo e il silenzio dei primi dieci anni dall’uccisione di mio padre. Noi facciamo questi incontri per non dimenticare, ma non è una cortesia nei confronti dei parenti delle vittime bensì un monito per il futuro perché le rimozioni sono pericolose. Non vorrei mai che qualcuno pensasse che c’è stato una specie di sogno rivoluzionario degli anni Settanta, perché quella società marcia la si voleva abbattere con le pistole e con il tritolo». L’incontro è stato organizzato non solo per suscitare nuovi spunti di riflessione sulla stagione degli anni di piombo, ma anche per analizzare i nuovi fenomeni legati ai terrorismi internazionali.
«L’Italia», dice Alessandra Galli, le cui parole fanno commuovere Armando Spataro, ex procuratore della Repubblica di Torino, «da quegli anni ne è uscita applicando i principi di diritto di uno Stato democratico, tutti i colpevoli hanno avuto condanne legittimamente inflitte attraverso i processi, non ci sono state leggi speciali. Ringrazio le nostre mamme che hanno avuto la forza incredibile di affrontare il dolore evitando di trasmetterci sentimenti di odio e rancore che avrebbero potuto devastarci. È stato un buon modo di uscire da una stagione di violenze perché nessuno di noi tre nutre sentimenti di rivalsa nei confronti della società e di quegli sconti di pena che inevitabilmente, come persona e non come magistrato, mi hanno ferita». «Ci sono tratti simili che accomunano i nostri tre papà assassinati», aggiunge Benedetta Tobagi, «loro erano professionisti, amanti del dialogo e contrari a ogni aggressione verbale, attenti all’altro e per questo considerati pericolosi. Il terrorismo di quegli anni ha colpito i migliori, coloro che erano capaci di leggere e gestire la complessità, una cosa che oggi manca tantissimo. L’aggressività di oggi esonda attraverso i social, mentre i nostri genitori hanno incarnato un modo di essere diverso».
La sessione sulla memoria si chiude con un monito nei confronti delle nuove generazioni: «Coltivate la memoria, ma non quella comoda della poltrona, ma una memoria molto più faticosa che non è fatta di slogan o di show ma di conoscenza, perché solo la conoscenza rende liberi».
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