Alessandrini risponde a Masci: «I debiti? Colpa del centrodestra»

L’ex sindaco rompe il silenzio per replicare al primo cittadino in merito alla responsabilità dei tagli «Al nostro insediamento, nel 2014, mancavano 63 milioni e alla fine abbiamo lasciato i conti a posto»
PESCARA. «Il centrodestra si assumesse le proprie responsabilità. Se sei al governo non puoi usare strumenti surrettizi per abbindolare il prossimo e puntare il dito contro chi ha governato prima di te». Marco Alessandrini, ex sindaco di Pescara, va dritto al punto per replicare al primo cittadino in carica, Carlo Masci, e sgombera il campo da eventuali equivoci sui conti in rosso del Comune e sulle responsabilità.
In una lettera aperta ai cittadini il sindaco Masci ha giustificato i tagli da effettuare spiegando che i problemi del Comune derivano da una sentenza della Corte Costituzionale del febbraio 2019. In base a questo provvedimento «il Comune deve restituire in 10 anni - e non più in 30 anni - i soldi che gli erano stati concessi sulla base della procedura di predissesto approvata nel 2015 dalla giunta Alessandrini».
È tutto lì il nodo della questione, per Alessandrini. L’ex sindaco, che ha guidato una coalizione di centrosinistra dal 2014 al 2019, ci tiene a spiegare come sono andate le cose, anche se è lontano da Palazzo di città ed è concentrato in un master in management della amministrazione pubblica.
«Rompo il silenzio per dire che non è serio tirare in ballo l’amministrazione che ho guidato. Quando sono stato eletto», l’8 giugno del 2014 (vincendo al ballottaggio contro Luigi Albore Mascia, sindaco uscente di centrodestra), «ho aperto la porta di palazzo di città e dietro non c’era il pavimento, volendo usare una metafora. Mancavano 63 milioni di euro per cui la mia giunta ha deliberato l’avvio della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale nel 2014 e nel 2015 si è arrivati al piano, passato in consiglio comunale e validato dal ministero dell’Interno». Alessandrini rimanda tutto al centrodestra. «Noi abbiamo lavorato, e lavorato parecchio, per le superficialità altrui e oggi non posso sentir dire che la colpa è stata della nostra amministrazione. È un giochetto che trovo pessimo. Ed è un giochetto, quello di puntare il dito contro il prossimo, che in genere si fa quando si è all’opposizione, ma non quando si governa. Quei debiti, che noi abbiamo ereditato nel 2014, sono nati in un certo periodo» e non si può imputare niente ad epoche precedenti a guida centrosinistra «perché quando è andato via Luciano D’Alfonso la cassa del Comune era piena».
E poi, ancora. A distanza di anni e con il senno del poi, «rivendico uno stile amministrativo improntato alla serietà. Noi non abbiamo venduto la fontana di Trevi: abbiamo messo a posto i conti, abbiamo trovato le risorse e programmato degli interventi. Oggi assistiamo a delle inaugurazioni che sono frutto della nostra amministrazione e non dello Spirito santo». Alessandrini lancia poi un messaggio alla giunta di oggi. «Se ci fossi io, in Comune? Quando c’è una cosa così grave la devi affrontare senza mettere la polvere sotto al tappeto, e lo devi fare con onestà intellettuale. Certo è uno scossone forte che ingesserà il Comune. Mi risulta che per altre grandi centri nella stessa situazione siano state attuate delle iniziative legislative, per cui mi auguro che ci sarà un intervento legislativo per Pescara, che non può fallire». Ma solo quest’anno il Comune deve restituire 15 milioni e 500mila euro. (f.bu.)

