Alessandro, addio con i palloncini La madre: giustizia sarà fatta per te

La tragedia dell’hotel: folla di ragazzi a Villaggio Alcyone per l’ultimo saluto al ventunenne Di Nino La mamma si sente male. Monito del parroco agli amici: «Abbiate la forza di sconfiggere il male»
PESCARA. «Giustizia sarà fatta per te»: è la promessa di mamma Maria, straziata e in lacrime, davanti alla bara bianca ricoperta di rose candide, del figlio Alessandro Di Nino, ucciso dalla droga a 21 anni. Poi il malore, sul sagrato della chiesa Nostro Signore Gesù di Villaggio Alcyone dove poco prima si erano svolti i funerali del giovane morto sabato in ospedale, dopo ore di agonia in un albergo di Porta Nuova.
Gli occhi si chiudono per interminabili secondi. Ma la donna non si accascia malgrado il caldo asfissiante e la folla, ieri pomeriggio, di tantissimi giovani, parenti, amici, circa 300 persone, che le si stringe intorno, in un abbraccio caloroso ma soffocante. Il marito Lello la sorregge, i nonni del ragazzo scomparso, Annamaria, Remo, Antonio e Teresa, distrutti, la circondano d'affetto. Arriva una sedia, l'acqua. Quando ritorna in sé, mamma Maria chiede «scusa, ma non ce la faccio a salutarvi tutti».
Il dolore è una lama che trafigge il cuore, ma lei si mostra una roccia. Deve accompagnare suo figlio al cimitero di San Silvestro e non vuole lasciarlo andare: «Ale, rimani con me me. Ti amo, amore mio» urla, stretta al piccolo Leonardo, 8 anni. Mentre in cielo si levano tanti palloncini biancazzurri, in omaggio al giovane tifoso del Pescara calcio deceduto in circostanze ancora misteriose, tenuti in mano dai tantissimi amici che gli dicono addio, singhiozzando. E proprio a loro si è rivolto il parroco, don Antonio Del Casale, che ha officiato la cerimonia funebre in una chiesa dove sono stati rispettati tutti i protocolli del distanziamento: «Dovete avere la forza di sconfiggere il male, dovete difendervi da chi vuole propinarvi qualsiasi cosa. Noi siamo spighe piene di chicchi dove affianco cresce la zizzania e voi siete chiamati a grandi responsabilità». Ma la vicenda di Alessandro «sia luce» - prosegue il sacerdote che parla anche alle tante persone, con le mascherine, rimaste fuori della chiesa nel rispetto delle regole anticontagio, mentre in molti hanno seguito con lo sguardo il feretro affacciati alle finestre - «di chi è illuso e deluso dalla vita. Ale dal cielo pregherà per voi, ma voi dovete portare avanti il sogno di Dio, che è quello di seminare amore. Questo è un momento che umanamente non comprendiamo ora, perché siamo sconcertati, ma un giorno capiremo. Il dolore che ora ci intralcia non è la dimensione che il Signore ha pensato per noi. Dio in cielo vuole la festa e ha chiamato uno dei suoi figli».
Dai banchi, in chiesa, Riccardo, 15 anni, l'altro fratello di Alessandro, cerca di fare forza a sua madre che porta le mani alla fronte e scuote la testa. Le accarezza i capelli, la abbraccia, le mani si incrociano. No, non doveva succedere. Sul libro dei ricordi, tanti «ti vogliamo bene». L'evento è stato seguito dalle telecamere Rai di La vita in diretta. I canti sono stati curati dal gruppo Ars Musicae Spoltore composto da Filippo Nagy, Fabio Di Cesare, Michela Mambella e Caterina Caprarese.

