Alfonso Arcangeli: «La mia scommessa vinta. 40 anni dopo, ancora qui al Centro»

4 Luglio 2026

Parla il direttore della tipografia: «Eravamo giovani, uniti e pronti a tutto». Il ricordo di quei giorni del 1986

PESCARA. Il mio 1986 è racchiuso in una scommessa: lasciare il posto fisso e sicuro alla Olivetti, a Ivrea, per sposare un progetto editoriale appena nato, dal futuro inevitabilmente incerto. A 23 anni la mia vita era in Piemonte, dove la mia famiglia si era trasferita nel 1972, ma il legame con il mio Abruzzo restava viscerale. Così, quando un amico mi avvisò che il Gruppo L’Espresso stava lanciando un nuovo quotidiano a Pescara e cercava un tecnico informatico che conoscesse i computer, non esitai. Diedi le dimissioni e decisi di rischiare.

In una settimana ero a Pescara. È il 10 giugno 1986. Al mio arrivo trovo un cantiere frenetico: muratori, elettricisti e impiantisti lavorano giorno e notte per rispettare la scadenza. Accanto a loro, sistemisti e tipografi arrivati dagli altri giornali del Gruppo per formare noi giovani reclute locali. A settembre, finita la formazione, gli addestratori tornano nelle loro sedi: da quel momento la responsabilità di far uscire il quotidiano in edicola ricade su noi ragazzi. Eravamo uniti e pronti a risolvere ogni problema. Io, dal punto di vista tecnico, dovevo curare tutta l'infrastruttura: sistemi editoriali mai visti, pc, macchine e rotativa. Al mio fianco c'era Federico Deidda, direttore di tipografia e collega fraterno con cui ci completavamo. Quando Federico cambiò incarico, il direttore Luciano Montali mi affidò anche la gestione della tipografia e dei turni di produzione.

Gli anni passano e l'esperienza si consolida. Nel 2008 il consigliere delegato Domenico Galasso ottiene l'ampliamento della stampa. La sede di allora non è espandibile, serve un novo capannone ma mancano i fondi per una rotativa nuova. Propongo un'idea folle: traslocare quella esistente. Galasso mi chiede ben tre volte se sono sicuro. Rispondo di sì, a patto di avere il suo massimo supporto.

E così fu: per due mesi trasferii la produzione del Centro a Roma, poi la riportai a Pescara nel nuovo stabilimento, senza saltare un solo numero in edicola. Nel 2010 replichiamo l'impresa: riconfiguriamo la rotativa per stampare tutte le 64 pagine a colori (prima erano solo 16), sempre appoggiandoci a Roma durante i lavori. Questi sono solo alcuni episodi di una storia bellissima. Oggi il giornale compie 40 anni e io sono ancora qui. In questo viaggio ho fatto molto, ma soprattutto una cosa è certa: non mi sono mai annoiato.

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