«Alla Caritas non facciamo business con gli immigrati»

6 Luglio 2017

Invito all’accoglienza di Don Marco: «Queste persone finirebbero in strada»

PESCARA. «Nessun affare. La Caritas non sta facendo affari con l’accoglienza ai migranti». Don Marco Pagniello, direttore della Caritas, è addolorato per le polemiche che si gonfiano ogni giorno di più sul presunto business degli stranieri. Sono tante le inesattezze che circolano, commenta nel tentativo di fare chiarezza. La prima cosa da chiarire riguarda le strutture utilizzate, che «sono della Caritas» e il tipo di assistenza fornito, che è di due generi. Come Centri di accoglienza straordinaria (Cas), cioè il primo livello di assistenza, i locali usati sono quelli di strada Valle Furci e una delle strutture del Centro Emmanus di Colle San Donato. Per il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar - in convenzione con il Comune), che prevede misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, con l’inserimento socio-economico, le donne sono collocate in via Stradonetto e gli uomini in un’altra struttura al Centro Emmaus. La struttura di strada Valle Furci (La Volpe), ci tiene a dire don Marco rispondendo a un attacco di CasaPound, «è stata messa a disposizione dal Comune alla Prefettura per l’accoglienza di donne immigrate vittime di violenza con minori. Prima di allora i locali erano chiusi, vuoti, non venivano utilizzati e il servizio è partito perché c’era una emergenza. La Caritas, che ha firmato una convenzione con il Comune a ottobre 2016, ha sistemato la struttura facendo dei lavori di miglioria. Da gennaio accogliamo lì donne e minori e per quei locali paghiamo 12mila euro l’anno di affitto», prosegue don Marco specificando che le persone ospitate in strada Valle Furci sono una ventina, tra «donne e bambini, cioè i soggetti «più complicati da gestire».
Non trova parole, don Marco, di fronte a chi pensa che i migranti non andrebbero assistiti e a chi ha solo fini politici. «Queste persone finirebbero in mezzo ad una strada», commenta. «Il fenomeno dell’immigrazione va governato oppure rischia di farci ancora più male. Sembra che facciamo tutto per i soldi ma non è affatto così», prosegue il direttore della Caritas parlando di un’altra struttura dove spesso vengono collocati, ma solo temporaneamente, i migranti. «È capitato che siano arrivati di notte e li abbiamo tenuti uno o due giorni, non di più, nella Cittadella dell’Accoglienza. Ma anche in quel caso sono arrivate delle critiche perché si vuol far passare che sia tutto un affare, per la Caritas, e che si faccia tutto per essere pagati, anche quando non c’è alcuna corresponsione di denaro perché spesso si tratta di persone solo di passaggio. Noi rispondiamo alle richieste della Prefettura e qualcuno dovrebbe informarsi bene, prima di parlare», dice sempre don Marco che continua a farsi guidare «dal Vangelo», nel suo agire quotidiano.
A proposito di soldi, il direttore della Caritas fa notare che vanno assicurati dei servizi, ai migranti, come i corsi di italiano e l’accompagnamento, solo per dirne un paio, per cui c’è «una ripartizione» delle somme introitate. E, soprattutto, la Caritas fa ricorso ad una serie di professionalità, per seguire gli stranieri: si pensi a «educatori, psicologici, insegnanti, mediatori, che vengono assunti». E i volontari? «Sono solo un di più, ma potrebbero non esserci. Noi siamo comunque chiamati ad affrontare un carico di lavoro grande, per il quale subiamo anche dei controlli. Forse altrove», conclude don Marco, «qualcuno ci marcia. Ma noi dobbiamo preoccuparci di fare tutto per bene. E, per aiutare queste persone e le famiglie che lasciano a casa, riempiamo dei container e li mandiamo nei paesi di origine inviando perfino dei mobili vecchi che questi ragazzi rimettono a posto. Basterebbe passare del tempo con loro per capire». Dicendosi disposto a parlare con le cifre alla mano, don Marco fa sapere che ci sarebbe un modo per fare affari, in questo settore. «Sarebbe stato sufficiente prendere in gestione gli alberghi, diversi, che ci sono stati messi a disposizione». Ma non lo ha fatto.
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