Allarme di don Max: «La malavita è pronta a spostare i traffici»

Appello del parroco per Rancitelli: serve tanta attenzione per questo quartiere, non dobbiamo creare un ghetto
PESCARA. «La storia dei rider e delle consegne a domicilio della droga è vecchia. L'avevo denunciata già nei mesi scorsi, durante il lockdown. Tossicodipendenti, che prima facevano le vedette nei cortili o vendevano le dosi dentro abitazioni fatiscenti, usati come corrieri. Messi in sella a biciclette, motorini e monopattini e mandati a consegnare gli stupefacenti direttamente nelle case. A volte persino in taxi. Qui, a Rancitelli, i traffici non si fermano mai. Il punto è che deve sparire il concetto di periferia come discarica». A parlare, e allo stesso tempo a lanciare l'ennesimo grido d'allarme, è don Massimiliano De Luca, per tutti don Max, il prete coraggio del quartiere Rancitelli. E lo fa all'indomani degli arresti della squadra mobile che ha sgominato una rete di spaccio dopo mesi di indagini. A capo personaggi di primo piano della criminalità pescarese, i quali erano riusciti ad allargare, in poco tempo, la piazza da Rancitelli sino a Portanuova, al centro e ai luoghi della movida. Fra i clienti c’erano molti volti della Pescara bene. Tutto grazie a una ditta di food delivery, la ''Zorro express'', che - per l’accusa - serviva come copertura e, durante il periodo del lockdown, consentiva di muoversi senza problemi. Con la scusa di consegnare cibi e bevande gli spacciatori portavano nelle case dei clienti la cocaina. Tutto era organizzato alla perfezione. Tra gli arrestati Luca Di Pietrantonio, conosciuto come ''Luca il pugile'', Paolo De Luca e Osvaldo Mancini. De Luca in particolare già condannato con sentenza passata in giudicato per associazione per delinquere finalizzata a compiere rapine a mano armata a portavalori, istituti di vigilanza e di credito. Era stato in passato componente della banda Battestini. Ed era a lui a rifornire di cocaina Di Pietrantonio e gli altri, sempre per l’accusa. Nella sua disponibilità anche una pistola calibro 7.65, trovata vicino alla sua abitazione.
«Le indagini», sottolinea don Max, parroco della chiesa degli Angeli Custodi, «hanno dimostrato quello che io già dicevo e denunciavo. E adesso, invece, dico che la malavita si sta organizzando per spostarsi altrove, sapendo che da qui a non molto il Ferro di cavallo sarà abbattuto. Spostarsi non lontano, di qualche centinaio di metri, in via Lago di Capestrano e in via Lago di Borgiano, dove vive la maggior parte. Sì, perché al Ferro di Cavallo, non abita chi spaccia e delinque. Lì hanno solo “i negozi”, come li chiamo io. Lì fanno i traffici e basta. Ed ora, per non perdere il territorio, si stanno riorganizzando. A mio avviso, ed è anche quello che chiedo, devono sparire le periferie intese come discariche, in cui abbandonare lo scarto della società, riducendole a ghetti. Ai delinquenti i ghetti fanno comodo. Piuttosto, se davvero si vuole creare integrazione, si distribuiscano gli alloggi popolari su tutto il territorio. Il Ferro di cavallo sarà abbattuto, va bene, ma lì non si deve ricostruire. È questo il mio appello. Bisogna spalmare, ripeto, sul territorio».
Per don Max, a Rancitelli, la situazione è sempre più invivibile. «Poveri coloro che vivono in questa zona. In realtà, ormai pochi. Le famiglie giovani non ci sono più. La dimostrazione arriva dalle scuole del quartiere. Per il terzo anno consecutivo, in quella di via Sacco, non si è potuta formare una prima elementare. Di questo passo, è destinata solo a chiudere. Le persone perbene stanno andando via. Restano soltanto gli abusivi. Anche la mia sta diventando una voce solitaria. Tante le stanno mettendo pian piano a tacere, purtroppo».

