Allarme povertà, a rischio il 20% della popolazione

15 Dicembre 2016

Nel dossier dell’Istituto di statistica il Meridione svetta al 34% E dall’Aquila a Pescara il trend supera quello nazionale: 21,7%

PESCARA. Nell’Italia in ripresa, ma a tratti in chiaroscuro, non mancano le situazioni di vero e proprio allarme. Come quella che riguarda il «il 7,6% della popolazione», l’equivalente di 4 milioni e 598 mila persone, che vive in condizioni di «povertà assoluta». Uno scatto impietoso contenuto nell’album dell’Italia confezionato dall’Istat nel Rapporto sul Benessere equo e sostenibile, giunto alla sua nella quarta edizione.

EMERGENZA SUD. Un dato, spiega l’istituto di statistica, determinato «a seguito dell’aggravarsi della condizione delle famiglie più ampie, in particolare le coppie con due figli e le famiglie di stranieri». Ma non solo. La quota di cittadini a rischio di povertà sale al 19,9% del 2015 dal 19,4% del 2014. E che in Abruzzo tocca addirittura il 21,7. Il Rapporto indica nel Mezzogiorno l’area del Paese con i livelli di povertà più elevati: il rischio di povertà coinvolge il 34% dei residenti, una quota tripla rispetto al Nord. Mentre il Centro si colloca a metà strada al 16,1%. Le differenze territoriali si attenuano invece se si considera l’indicatore di povertà assoluta che tiene conto delle differenze dei prezzi praticati sul territorio: 10% nel Mezzogiorno, 6,7% al Nord e 5,6% al Centro. L’Istat certifica anche una crescita del reddito disponibile, che tuttavia non ha modificato la disuguaglianza - nel 2015 il valore è identico a quello del 2013, il più alto dell'ultimo decennio - che si conferma saldamente sopra la media europea. Il rapporto tra il reddito percepito dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi è pari, nel 2015, a 5,8 in Italia, contro una media europea di 5,2.

POVERE FAMIGLIE. In Italia, inoltre, il disagio economico è legato alla difficoltà registrata dalle famiglie e dai singoli di entrare e restare nel mercato del lavoro: l’11,7% delle persone vive in nuclei con intensità lavorativa molto bassa, valore che sale al 20,3% nelle regioni del Mezzogiorno. Ciò non toglie che nel 2015 si sia interrotta la tendenza all’aumento protrattasi per tutto il periodo 2009-2014. Permangono forti nel Paese le differenze territoriali nei livelli di benessere economico. Nel Mezzogiorno il reddito medio disponibile (pro-capite) delle famiglie consumatrici è il 63% di quello delle famiglie residenti nel Nord ed è maggiore la disuguaglianza del reddito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA