Allarme trabocchi: non possono riaprire

Sono più di 30 e attirano migliaia di turisti, ma una mega indagine (per ora) dà lo stop ai ristoranti. Vertice in Regione
PESCARA. Nessuno resiste al fascino dei trabocchi d’Abruzzo. Cenare o pranzare sul mare attira migliaia di turisti sulla costa sud nella nostra regione. Le prenotazioni superano i due mesi di attesa. Ma quest’anno i luoghi simbolo del turismo abruzzese sono diventati un caso.
Dal 2 marzo avrebbero dovuto riaprire i ristoranti sospesi su palafitte nel mare. Invece i trenta trabocchi che adornano la costa da Ortona fino a Vasto, passando per San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia e Torino di Sangro, sono costretti a restare chiusi perché finiti al centro di un’indagine a tappeto della capitaneria di porto di Ortona.
Controlli di tipo urbanistico hanno bloccato fiorenti attività turistiche, volàno dell’economia della costa.
Il caso trabocchi è finito sabato scorso in Regione dove il neo assessore al Turismo, Mauro Febbo, affiancato dal direttore del dipartimento, Francesco Di Filippo, ha tenuto un incontro con una dozzina di proprietari di trabocchi con ristoranti. Quella che si sta consumando è una corsa contro il tempo per evitare che venga compromessa la stagione turistica di queste eccezionali strutture che racchiudono cultura e storia.
Tutto parte da un esposto anonimo inviato alla procura di Lanciano. Nell’esposto si ipotizzano difformità urbanistiche rispetto alle planimetrie originarie. L’indagine quindi consiste nelle verifiche sul posto. Ma nel frattempo nessun ufficio tecnico dei Comuni interessati se l’è sentita di rilasciare le autorizzazioni per riaprire i ristoranti. Autorizzazioni che vengono solitamente concesse in seguito ad autocertificazioni dei proprietari che, a proprie spese, fanno eseguire prove di carico affidandosi a tecnici di fiducia. Le norme parlano chiaro: la struttura adibita alla ristorazione deve sopportare carichi di almeno 300 kg per metro quadrato. Le relazioni vengono inviate ai Comuni che a loro volta rilasciano i permessi. Ma quest’anno non è così. La stagione dei trabocchi che attirano un’enorme quantità di turisti di passaggio riempiendo anche i bed and breakfast, non è cominciata.
Arriviamo a sabato scorso quando l’assessore Febbo ha inquadrato il problema ascoltando i titolari dei trabocchi che avevano già avuto un incontro con l’altro assessore, Nicola Campitelli. Sono due le possibili soluzioni. La prima è l’approvazione di una nuova legge regionale che rimoduli i parametri delle dimensione delle strutture adeguandoli alle nuove necessità legate a un maxi-afflusso di turisti. Ma in questo caso i tempi appaiono lunghi in relazione alla stagione già iniziata con il piede sbagliato. La nuova legge arriverebbe solo alla fine del periodo di massimo afflusso turistico. È così è spuntata una seconda soluzione che passa attraverso la richiesta di rinviare a settembre i controlli in corso, all’esito dei quali i titolari delle strutture si impegnano a ripristinare lo stato dei luoghi. Per fare ciò l’assessore cercherà di incontrare prossimamente anche uno dei principali attori della vicenda, la Soprintendenza alle belle arti che tutela i trenta luoghi simbolo d’Abruzzo.

