Allarmi antifurto dagli Usa I residenti si mobilitano

Viaggio tra i cittadini esasperati: c’è chi ha la pistola e chi propone i vigilantes
PESCARA. «Da me sono venuti tre anni fa, di notte, mentre dormivamo, mi hanno preso tutti i gioielli e devo pure ringraziare che non ci siamo svegliati; da mia figlia che abita sempre in via Regina Elena sono andati a luglio dell’anno scorso mentre era fuori per una pizza e le hanno rubato tutto, si era appena sposata e le hanno portavo via tutti i regali, l’oro, la biancheria, tutto. Solo la fede le è rimasta e lei, che aveva il bambino piccolo e in quel periodo allattava, per lo choc ha perso pure il latte». È un’abitante di via Regina Elena a raccontare, a condizione dell’anonimato, l’allarme sempre più diffuso dei furti in appartamento, in particolare nella via residenziale per eccellenza dove la presenza di imprenditori, avvocati, commercialisti, dirigenti, medici e commercianti richiama sempre più i ladri che vogliono andare a colpo sicuro. Il furto da centomila euro di sabato sera a casa di Federico Di Natale (che non era assicurato), figlio del socio della Mas Grandi Eventi Adamo Di Natale che gestisce locali per banchetti e cerimonie come Tenuta Di Sipio, Berardo e Parco dei Principi è solo l’ultimo di una lunga serie e il secondo nella sola palazzina di Di Natale dove a Capodanno, nell’appartamento sullo stesso pianerottolo, i ladri hanno preso perfino vestiti e bicchieri. Un episodio che già a gennaio aveva agitato gli altri condomini che avevano allertato l’amministratore chiedendo un’assemblea e misure di prevenzione e che adesso, come racconta lo stesso amministratore Giuseppe Cellini (nella foto a destra), sono tornati a sollecitare interventi immediati.
«Dopo il furto di sabato mi hanno chiamato in tanti, come sempre mi succede anche per gli altri 200 condomini che gestisco. Purtroppo, questa dei furti in appartamento è diventata una piaga tanto che ogni assemblea ha all’ordine del giorno il problema della sicurezza. Adesso, grazie all’aiuto di alcuni tecnici stiamo studiando l’installazione di un impianto molto sofisticato, nuovo, appena uscito negli Stati Uniti. Di più non posso dire, ma è certo che le telecamere, da sole, non bastano più». Un problema talmente sentito che Cellini, ex presidente regionale dell’associazione nazionale amministratori di condominio e attualmente vice presidente regionale sta affrontando con l’Anace nazionale «perché», conclude, «il fenomeno è sempre più diffuso e allarmante, a prescindere se si tratti di un furtarello o di un maxi furto».
Di certo, a prescindere dai singoli episodi, si è ormai diffuso un clima di paura e incertezza un po’ dappertutto (i furti avvengono anche nelle case popolari) e in particolare nelle zone più ricche della città evidentemente terra di conquista delle bande più organizzate.
«Io ho la pistola in casa», dichiara apertamente una signora alle prese con la spesa dal fruttivendolo, «tanto ho settant’anni, se sparo che cosa mi vorranno fare? L’ho detto, se trovo il ladro in casa conto l’avverto e conto fino a dieci. Li dobbiamo mandare via così, in Brasile o in America la possibilità di difendersi c’è, solo in Italia no».
«È una zona con molti anziani», racconta la moglie di un medico che abita anche lei in via regina Elena, «e sono gli obiettivi più idifesi. È chiaro che è una zona presa di mira, i furti sono continui e c’è poco da fare».
«Adesso abbiamo davvero paura», riferiscono mentre rientrano per il pranzo marito e moglie, residenti nel palazzo svaligiato due volte nel giro di tre mesi: «Sta succedendo troppo spesso e qualcosa dovremo pur fare».
Una proposta arriva da un’altra residente che, sempre dal fruttivendolo di via Regina Elena lancia la proposta: «Perché non facciamo come ha fatto mia cugina all’Eur, a Roma? Ogni tre condomini hanno preso un vigilante, la spesa è ridotta ma almeno si sta un po’ più tranquilli. Qui si ha paura pure a uscire di giorno, non sai più chi ti guarda e ti controlla».
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