Allergie a scuola e primo soccorso «Bisogna preparare le maestre»

3 Ottobre 2019

PESCARA. Come si può migliorare la catena del soccorso a scuola e agire tempestivamente in caso di reazioni allergiche dei bambini? Se ne è parlato ieri mattina durante una riunione congiunta delle...

PESCARA. Come si può migliorare la catena del soccorso a scuola e agire tempestivamente in caso di reazioni allergiche dei bambini? Se ne è parlato ieri mattina durante una riunione congiunta delle commissioni comunali Pubblica istruzione, presieduta da Fabrizio Rapposelli, e Controllo e garanzia, presieduta da Piero Giampietro, convocate su richiesta del consigliere Udc Massimiliano Pignoli dopo che un bimbo di 3 anni allergico è finito in ospedale dopo aver mangiato a scuola per la prima volta.
Nelle mense scolastiche di Pescara ogni giorno, secondo quanto reso noto dalla responsabile del servizio Enrica Di Paolo, vengono serviti 148 pasti speciali a fronte dei 4.200 alunni che usufruiscono dei refettori. Per qualcuno, come per il bimbo allergico alle proteine del latte, e quindi obbligato a seguire alla lettera una dieta speciale, si tratta di patologie che possono comportare complicanze gravi, fino allo shock anafilattico. «Per fortuna in quel caso non si è verificato uno shock», ha sottolineato il presidente della commissione mensa cittadina, Giuseppe Capodilupo, «perché di shock si muore in due o tre minuti. Piuttosto c’è stata una grave reazione allergica, un’anafilassi, perché è evidente dal referto medico che il bambino ha ingerito qualcosa contenente le proteine del latte. In futuro, per riuscire a intervenire tempestivamente ed evitare conseguenze più gravi, è però necessario un protocollo rigido che deve essere seguito sia dalle scuole e sia dalla ditta che fornisce i pasti».
Le nuove regole sono state proposte ieri dai rappresentanti della commissione mensa cittadina, istituita per consentire alle famiglie di partecipare al controllo e alla certificazione della qualità dei pasti erogati a scuola, all’indomani dello scandalo del giugno 2018 che costrinse circa 200 bambini a ricorrere alle cure ospedaliere a causa di una tossinfezione. L’idea è di intervenire sulla formazione degli insegnanti per consentire loro la facoltà di somministrare farmaci salvavita, ma solo dopo aver frequentato un corso di primo soccorso di 16 o 18 ore, e dopo aver ricevuto l’autorizzazione all’assistenza da parte dei genitori.
«L’iter», rimarca Capodilupo, «deve essere avallato dai dirigenti scolastici dopo aver compilato una relazione sullo stato dei rischi, acquisito il certificato medico con l’indicazione della patologia e del medicinale da somministrare. È sbagliato che le scuole oggi si rifiutino di conservare, in un locale apposito, i farmaci che potrebbero servire agli alunni in caso di emergenze. Per i medicinali salvavita non c’è l’esercizio abusivo della professione medica, anzi il personale laico formato ha il dovere di intervenire». Non sono stati forniti dettagli sull’inchiesta partita in seguito alla denuncia del papà del bimbo che ha avuto la reazione allergica. Il vicesindaco e assessore alle mense scolastiche, Gianni Santilli, ha però letto, al riguardo, una relazione della preside Rossella Di Donato e delle maestre del bimbo. «Dicono che sia arrivato a scuola già raffreddato», rende noto Santilli, «e che i pasti sono stati inviati dalla ditta in base a quanto prescritto dalla sua dieta, con il suo nome scritto sopra. Il bimbo ha mangiato regolarmente il primo e il secondo, mentre solo un cucchiaino di budino e non di yogurt». Lapidario Giovanni Calsolaro, intervenuto in rappresentanza della Serenissima ristorazione: «Non mi soffermo sull'inchiesta, ma preciso che i pasti che mandiamo a scuola sono termosigillati e con le etichette con i nomi dei bambini che seguono diete speciali. In una grande azienda come la nostra seguiamo procedure avanzate».