Allevatori, grido d’aiuto: «Piegati da siccità e rincari»

1 Agosto 2022

Confagricoltura: «Un accordo sul prezzo del latte per minimizzare le perdite» E vigneti e uliveti devono fare i conti dei danni dopo le recenti grandinate  

COLONNELLA. L’ondata di caldo infernale e i rincari delle materie prime dovute alla crisi energetica colpiscono duramente anche gli allevatori. A partire da quelli della filiera del latte. Ormai in ginocchio. «Il prezzo del gasolio è raddoppiato, quello dei mangimi è in aumento, il fieno è alle stelle: per stare nelle spese, dovrebbero pagarci il latte 70 centesimi di euro al litro, almeno; invece ci viene comprato a 49».
Così un allevatore di Colonnella che produce latte vaccino con i suoi 75 capi, Roberto Sterlecchini, racconta il dramma che sta vivendo questo settore. E non è il solo caso.
«In tutto questo scenario terrificante si è aggiunto anche il caldo record di queste settimane, che ha messo in difficoltà più del solito gli stessi animali e ha ridotto la loro produzione di latte almeno del 30 per cento. Così non è più possibile lavorare: un quarto delle aziende dell’allevamento ha già chiuso, presto dovrò farlo anche io se la situazione non migliorerà. La nostra è una vita difficile, le mucche vanno munte ogni giorno, 365 giorni all’anno. E sono praticamente dieci anni che lavoro senza margine di guadagno. Così non si può andare avanti», continua nel suo sfogo l’allevatore, prima di lanciare un appello a chi ogni giorno acquista e consuma latte o latticini: «Ma parlo a voi consumatori: pagherete voi il conto di questa situazione e in parte lo state già pagando, siamo tutti vittime. Già oggi, infatti, pagate il rialzo del prezzo del latte, ma presto, quando noi chiuderemo, sulla tavola avrete solo quei prodotti stranieri che già sono sul mercato. E mentre qui i controlli sono a tappeto e il latte è selezionatissimo, quello che viene dall’estero è un prodotto scadente da ogni punto di vista. Mangerete latticini di qualità nettamente inferiore e li pagherete molto di più».
A confermare la situazione difficile dell’allevamento è anche l’associazione a cui Sterlecchini è iscritto, cioè Confagricoltura.
«In Lombardia, dove i produttori sono di più e più forti che in Abruzzo, sono riusciti a stringere un accordo per farsi pagare il latte 57 centesimi di media nei prossimi mesi fino a fine anno. È auspicabile che anche qui in Abruzzo ci si allinei almeno a quei numeri, se non altro per minimizzare le perdite delle imprese del settore. È difficile, ma ci proveremo», dice Bernardo Savini Giosia, presidente teramano di Confagricoltura.
Ma se gli allevatori piangono, male se la passano anche le imprese agricole, da mesi alle prese con il caldo estremo, la carenza idrica e in alcuni casi anche il razionamento dell’acqua per l’irrigazione che ha ulteriormente messo sotto stress i campi agricoli.
«Dopo la siccità che ha ridotto e messo a rischio il nostro raccolto, ora è arrivata anche l’ondata di maltempo, che ha colpito pesantemente l’Abruzzo con la grandine», continua Savini Giosia, spiegando nel dettaglio: «Ci sono vigneti in cui si è già vendemmiato, perché la grandine ha fatto cadere tutti i grappoli o quasi. Stessi gravi problemi anche negli uliveti. Oggi è difficile stimare i danni, ma posso dire che ci sono produttori che hanno visto azzerare la propria produzione. Meno 100 per cento».
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