Allevatori, l’appello per salvare le aziende

Castel del Monte, al raduno degli ovini a Fonte Macina monta la protesta E l’assessore all’Agricoltura Imprudente chiama “eroi” i nostri pastori
CASTEL DEL MONTE. La scenografia è uguale da 60 anni ma la rassegna ovini di Campo Imperatore non è più soltanto festa e folklore. Ieri mattina fra le greggi, gli stand di prodotti tipici e le migliaia di persone che hanno invaso Fonte Macina – una sorta di conca alla quale fanno da corona monte Camicia e monte Prena – si percepiva chiaramente il malessere di una categoria, quella degli allevatori, da anni dimenticata dalle politiche regionali e nazionali e che adesso alza la voce per reclamare maggiore attenzione.
I CONTROLLI. La rassegna, organizzata dalla Camera di Commercio dell'Aquila e dal Comune di Castel del Monte, si è svolta in maniera ordinata e super controllata. I parcheggi sono stati predisposti in aree limitrofe serviti da navette che hanno trasportato chi non se la sentiva di farsi una lunga, se pur salutare, camminata. Massiccio lo schieramento di mezzi antincendio (memori delle fiamme che due anni fa si svilupparono a poca distanza a causa di incauti escursionisti) e imponente la presenza delle forze dell'ordine (il questore Orazio D'Anna e un rappresentante del Prefetto sono arrivati fin dalle prime ore del mattino e la loro non è stata una semplice “visita” di cortesia). Gran lavoro anche per i volontari della Protezione civile. C'erano pure un presidio della Croce Rossa e alcune ambulanze per far fronte a eventuali problemi di tipo sanitario.
MIGLIAIA DI PRESENZE. La bella giornata, assolata ma leggermente ventilata, ha favorito l'afflusso di migliaia di persone che hanno curiosato fra le decine di stand dove c'era tanto ben di Dio: dall'aglio rosso di Sulmona ai formaggi di produttori giunti da ogni parte della regione, al miele, ai prodotti orticoli fino al gelato del contadino una curiosità che ha attirato soprattutto i più piccoli. E poi le pecore, nei loro stazzi, con l'indicazione della razza e dei luoghi di provenienza. Ce n'erano oltre 10.000 in rappresentanza delle oltre 200.000 allevate in Abruzzo di cui più o meno la metà in provincia dell'Aquila.
Sembrano numeri importanti ma in realtà rispetto ai fasti del passato si tratta di cifre “residuali” che si contraggono di anno in anno. Resta comunque uno zoccolo duro dietro al quale si nascondono quelli che il vicepresidente della giunta regionale con delega all'agricoltura Emanuele Imprudente ha definito “eroi”. Ma, se per tenere in vita un settore che ha fatto la storia dell'Abruzzo (la transumanza è stata per secoli la spina dorsale dell'economia centro meridionale), servono gli eroi significa che qualcosa non funziona.
LA PROTESTA. Il malessere dei pastori e più in generale degli allevatori ha preso forma quando, dopo la messa celebrata dal parroco di Castel del Monte c'è stata la cerimonia istituzionale introdotta dal giovane vicesindaco di Castel del Monte, Ivan Di Pompeo, che ha indossato una fascia tricolore realizzata con la lana di pecora. Il rappresentante del comitato pastori Abruzzo e Marche, Natale Neri, ha chiesto al presidente della Camera di commercio Lorenzo Santilli di poter intervenire dal palco. Gli è stato risposto che la cosa non era prevista dal programma e allora Neri e altri allevatori hanno distribuito volantini e mostrato striscioni fra cui uno sul quale era scritto “Rivogliamo i nostri pascoli”.
Il riferimento, nemmeno troppo velato, è a quella che ormai viene comunemente definita “la mafia dei pascoli” che si nutre di un meccanismo complicato da spiegare – seppur apparentemente legale – in base al quale i pastori che arrivano da fuori regione ottengono dal Pac (contributi dell'Unione europea) cifre 50 volte superiori a quelle che finiscono nelle tasche dei locali. Ma questo è solo uno dei problemi con i quali ogni giorno i pastori devono fare i conti.
Pietropaolo Martinelli imprenditore agricolo di Farindola e presidente dell'Associazione regionale allevatori fa un corposo elenco: «Il prezzo del latte è arrivato a livelli che non copre nemmeno i costi di produzione», dice, «poi ci sono questioni legate a una burocrazia sempre più asfissiante, per non parlare dei danni provocati dalla fauna selvatica e delle politiche locali e nazionali che ignorano il nostro settore. Oggi però sta pian piano venendo fuori una nuova consapevolezza da parte degli allevatori e io, sia come presidente Ara che come componente del direttivo regionale Coldiretti, ripeto in continuazione che dobbiano essere uniti, solo così otterremo risultati concreti».
L'INCONTRO. Alla fine della cerimonia l'assessore Imprudente ha avuto un colloquio con i rappresentanti del comitato pastori e, anche se non ha fatto mirabolanti promesse, ha garantito un cambio di passo da parte della Regione. Un segno di attenzione che è stato apprezzato ma che ora ha bisogno di atti conseguenti. Mentre il sindaco di Castel del Monte, Luciano Mucciante, ha sottolineato l'impegno dei pastori che operano in paese (8 aziende di cui tre condotte da giovani) e che ci tengono al fatto che la rassegna continui a rappresentare un punto fermo per il settore. E che nei prossimi anni dovrebbe essere organizzata dalla Camera di Commercio “Gran Sasso”, frutto della fusione L'Aquila-Teramo.

