Alloggi per i poveri forniti dai cittadini

Un bando comunale consente ai proprietari di mettere a disposizione le case per i clochard. La Caritas: «Sì al progetto»
PESCARA. Gli alloggi per i poveri potrebbero metterli a disposizione gli stessi cittadini. In cambio riceverebbero un affitto mensile di 500 euro per almeno 12 mesi.
Questo dice un avviso pubblico, emanato dal Comune nell’ambito del progetto “Housing first” (prima la casa) - Abitare i luoghi, vivere in comunità finanziato con 518mila euro di fondi europei.
La scadenza del progetto (lanciato dalla precedente amministrazione) è fissata al 31 ottobre 2020, oltre quella data il Comune rischia di perdere i fondi. Ma il bando per permettere ai cittadini di presentare la domanda di offerta di un massimo di «5 immobili ad uso residenziale, arredati, per l’accoglienza di persone senza dimora» è scaduto il 15 luglio scorso.
L’assessore all’ascolto del disagio sociale Nicoletta Di Nisio sarebbe «intenzionata a riproporlo» come una delle iniziative di contrasto, poste in essere dall’amministrazione, all’annosa emergenza sociale dei senzatetto che bivaccano in strada o in altri luoghi di fortuna di cui si sta occupando il sindaco Carlo Masci in una serie di blitz nei luoghi del degrado cominciati in via Tavo e terminati, per ora, all’ex Fea. Dell’argomento si parlerà più approfonditamente «nel corso di un incontro che si terrà in Comune mercoledì prossimo insieme al sindaco Masci e al direttore della Caritas don Marco Pagniello».
Il quale si dice fortemente favorevole «a questa azione di progetto presentata dal Comune che va ben studiata e condivisa». «Il bando», spiega con Marco, «è andato deserto la prima volta, ma il Comune potrebbe riproporlo con un ampliamento di strategie» che prevedono il coinvolgimento di associazioni di volontariato e tutti gli enti che si occupano di disagio sociale. Don Marco è convinto che «gli sgomberi non sono la soluzione» per allontanare i senza fissa dimora da un luogo, dove poi, inevitabilmente, ritornano, ma è necessario «la presa in carico del soggetto con l’aiuto dell’ascolto sociale che ricostruisca la storia di queste persone, l’etnia, la salute, allo scopo di trovare per loro il migliore accompagnamento possibile» verso una nuova vita. Pagniello è d’accordo con Masci sul fatto che «per strada, le persone non ci devono stare perché ognuno ha diritto alla propria dignità. Noi facciamo numerosi tentativi per toglierli dalla strada, qualche volta ci riusciamo, altre no. Ma non possiamo costringere nessuno a fare ciò che non vuole». Però, arrivati ad un certo punto, anche don Marco, come sempre sostenuto dal sindaco, è d’accordo sul fatto che è necessario «il foglio di via», ovvero l’allontanamento dalla città per questioni di decoro e, in qualche caso più grave, di ordine pubblico. Ed è a questo punto che il direttore della Caritas ammonisce: «Sono contrario alle elemosine per strada perché questa gente spesso usa i soldi per comprare gli alcolici». Sono 60 i posti letto alla cittadella della Caritas «e neppure bastano» e oltre un centinaio i pasti quotidiani distribuiti alla mensa.

