Alpini abruzzesi rimasti feriti Il generale: «Siate orgogliosi, avete impedito una tragedia»

5 Giugno 2023

Il comandante della missione Nato, Ristuccia, in visita ai militari italiani colpiti Si tenta di raffreddare gli animi tra serbi e albanesi: si punta a nuove elezioni

L’AQUILA. «Siate orgogliosi di quanto fatto, avete agito nel pieno mandato della risoluzione dell’Onu, interponendovi tra le due parti ed impedendo che lo scontro facesse drammaticamente precipitare la situazione». Queste le parole che il comandante della missione Nato Kfor in Kosovo, il generale Angelo Michele Ristuccia, ha riservato ai militari italiani rimasti feriti negli scontri tra albanesi e serbi del 29 maggio scorso nella città di Zvecan, nel nord del Paese balcanico, dove infiamma una disputa interetnica sui nuovi sindaci di quattro città. Sono14 i feriti, tutti del Nono reggimento alpini dell’Aquila, in gran parte abruzzesi anche di origine. Alcuni feriti lievi, altri con ustioni, fratture o schegge da rimuovere, ma comunque non in pericolo di vita e già sulla via della guarigione. Ristuccia ha voluto omaggiarli visitandoli nell’infermeria del Villaggio Italia a Pec. «Vi auguro una pronta guarigione e vi esprimo il mio orgoglio di essere il vostro comandante», ha detto loro. La sera prima il comandante, insieme all’ammiraglio Stuart Munsch, comandante del Nato Joint Force Command di Napoli, ha visitato anche gli ultimi feriti ungheresi ancora presenti in Kosovo per cure mediche, mentre i restanti sono stati già trasportati presso strutture sanitarie in Ungheria.
Nel frattempo, nel nord del Kosovo ieri mattina gruppi di serbi sono tornati a manifestare davanti ai municipi di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok contro l’elezione dei nuovi sindaci di origine albanese, ma anche per chiedere il ritiro della polizia speciale e il rilascio di due serbi arrestati negli scontri del 29 maggio scorso. La situazione è sembrata calma ma la tensione interetnica è sempre palpabile. Alcuni dimostranti sono rimasti tutta la notte a presidiare gli edifici comunali, che sono da giorni isolati da barriere metalliche e recinzioni di filo spinato, con una massiccia presenza di militari della Kfor. I soldati Nato presidiano anche altri punti sensibili, comprese strade di accesso al centro delle cittadine e verso le sedi municipali.
Da parte della comunità internazionale, in primis Ue, Usa, Nato e Osce, proseguono intanto gli appelli alla calma e gli inviti alle parti ad astenersi da azioni unilaterali suscettibili di alimentare ulteriormente le tensioni. La diplomazia è al lavoro per disinnescare la nuova crisi al nord, e per domani è previsto l'arrivo nella regione degli inviati di Ue e Usa, Miroslav Lajcak e Gabriel Escobar, che avranno colloqui con le dirigenze di Belgrado e Pristina. L’orientamento sembra essere quello di andare a nuove elezioni locali al nord, in maniera regolare e con la partecipazione dei serbi, il cui boicottaggio il 23 aprile scorso ha spianato la strada all’elezione di sindaci di etnia albanese. Il premier kosovaro Albin Kurti da parte sua ha fatto sapere che un nuovo voto si potrà tenere solo dopo la fine delle proteste dei serbi. Nuove elezioni che fanno parte anche del piano dell’Osce in nove punti per la de-escalation in Kosovo e che prevede dimissioni dei quattro sindaci questa estate, oltre all’abolizione dello stato di massima allerta dell’esercito serbo e al rispetto degli accordi dei mesi scorsi tra le parti.