Altri 3.748 casi e 12 morti Mille classi in quarantena

22 Gennaio 2022

L’improvviso calo di ricoveri (-27) arriva tardi e non basta per rimanere in giallo Per l’Iss siamo regione ad alto rischio. La discesa veloce è vista in modo negativo

PESCARA. L'Abruzzo passa in zona arancione nel giorno in cui gli indicatori tornano ad essere da zona gialla. Dopo settimane in costante salita, infatti, i ricoveri registrano un calo di 27 unità. Una riduzione drastica che, però, non basta ad evitare il cambio di fascia, che sarà effettivo da lunedì. Per l'ennesima giornata consecutiva si registra un numero altissimo di nuovi casi: sono 3.748. E ci sono altri dodici morti. Le criticità principali, al momento, riguardano il mondo della scuola. In tutta la regione ci sono quasi mille classi in quarantena. Numeri difficilissimi da gestire per le Asl, che sono in tilt sul tracciamento.
IL BOLLETTINO. Dei nuovi positivi, il più giovane è un bambino di due mesi del Teramano e il più anziano una donna di 102 anni della provincia di Chieti.
Gli attualmente positivi al virus continuano ad aumentare e arrivano a 84.877 (+3.418). In ospedale ci sono 431 persone: 396 pazienti (-22) sono ricoverati in area medica e 35 (cinque in meno, al netto di tre nuovi accessi) sono in terapia intensiva.
Dei dodici decessi segnalati nel bollettino, tre risalgono ai giorni scorsi ma sono stati comunicati solo ieri dalle Asl, mentre gli altri nove riguardano un 63enne di Pescara, un 66enne di Luco dei Marsi, un 69enne di Rosciano, una 80enne di Pescara, un 84enne dell'Aquila, una 87enne di Francavilla al Mare, una 89enne di Roccamontepiano, una 89enne molisana e una 93enne di Monteferrante.
ZONA ARANCIONE. Dopo giorni caratterizzati da numeri in costante crescita, i ricoveri registrano una riduzione di 27 unità, che però non è sufficiente ad evitare il passaggio in zona arancione, certificato in serata dal monitoraggio settimanale dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute. Nel report la classificazione complessiva di rischio viene definita «non valutabile» e proprio per questo è «equiparata a rischio alto».
Gli esperti, infatti, segnalano un indice Rt poco affidabile, perché il «calo molto rapido» potrebbe dipendere da una «sottostima» dovuta a difficoltà e ritardi nell'elaborazione dei dati «a causa dell'attuale situazione epidemiologica». Altro aspetto determinante sono i tempi: il monitoraggio non tiene conto dei dati di ieri. Il "giorno indice" è stato giovedì, quando il tasso di occupazione dei posti letto era al 22,2% per le terapie intensive e al 31,6% per l'area non critica (soglie da zona arancione rispettivamente 20 e 30%). Con i dati di ieri, invece, i due parametri sono scesi al 19,3% e al 29,9%. Resta però di oltre dieci volte superiore al limite, fissato a 150, l'incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti, che è a 2.002.
ALLARME SCUOLE. Mentre l'Abruzzo si appresta a passare in zona arancione, le criticità principali riguardano le scuole.
In tutta la regione sono quasi mille - in rapido aumento - le classi in quarantena a causa della positività di alunni, docenti o personale. Con questi numeri, le Asl non riescono a far fronte ai tanti tamponi da eseguire. Dal primo gennaio, d'altronde, tra gli under 19 sono stati accertati 17.948 nuovi casi, di cui 1.085 solo ieri. In altre parole, secondo le stime, l'8,4% dei bambini e ragazzi abruzzesi ha contratto il Covid nelle ultime tre settimane.
La situazione più delicata sembra essere quella registrata a Pescara e provincia, con oltre 400 classi in quarantena; solo due giorni fa erano meno della metà. Seguono la provincia dell'Aquila, con oltre 200 classi in quarantena, e quella di Teramo (213). Poi c'è la provincia di Chieti, con 90 classi. Proprio a Chieti il sindaco, al termine di un vertice in Prefettura con la Asl e l'ufficio scolastico provinciale, ha firmato un'ordinanza per la sospensione delle attività didattiche di tutte le scuole di ogni ordine e grado per oggi e lunedì, per «far respirare il sistema e riallineare i tracciamenti».
Le Asl, infatti, sono in affanno e non riescono a gestire numeri così elevati: migliaia e migliaia i tamponi da eseguire, con tutto ciò che questo comporta in termini di organizzazione. Ne consegue che dei due test previsti dai protocolli, uno all'inizio della quarantena e uno dopo cinque giorni, si sta provvedendo a farne uno solo, cioè quello che, se negativo, consente agli studenti di concludere l'isolamento.