Altro che indennità: ora va di moda pagare con il voucher
Boom del “cedolino” da 10 euro l’ora (7,50 al lavoratore) I sindacati: fa aggirare il contratto di commercio e turismo
«Lavori una giornata e poi vai a riscuotere all’edicola. Trenta euro. Ti sembra di prendere una mancia, non un salario». Fino all’anno scorso, Lucia (il nome è di invenzione) non aveva avuto a che fare con i voucher. Li ha scoperti all’improvviso, prima della stagione. Niente contratto nel solito ristorante. Paga con il cedolino: 10 euro l’ora. Sette e cinquanta per sé; il resto per assicurazioni anti-infortuni e contributi previdenziali. La pensione, insomma. La disoccupazione, invece, non è contemplata. Altro che Naspi. Per questo - denunciano i sindacati - vanno fortissimo. Turismo, commercio e servizi ormai non ne possono fare a meno. Quali sono i vantaggi? «Il datore di lavoro», spiega l’Inps, «può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa Inail per eventuali incidenti sul lavoro, senza dover stipulare alcun tipo di contratto, senza dover effettuare la comunicazione anticipata on-line al Centro per l’Impiego e senza dover inserire alcuna “scritturazione” sul Libro unico del lavoro. Il lavoratore può integrare le sue entrate attraverso le prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. Il compenso dei buoni lavoro dà diritto all’accantonamento previdenziale presso l’Inps e alla copertura assicurativa presso l’Inail ed è totalmente cumulabile con i trattamenti pensionistici. Di fatto, camerieri negli alberghi, nei ristoranti, cuochi, figure varie dei turismo, del commercio e in parte dei servizi - da chi fa le pulizie a chi taglia l’erba nei giardini - è stata pagata con i cedolini. Molte decine di milioni di lavoro liquidato così, fuori dal contratto nazionale del settore, denuncia la Cgil. Un fenomeno che nel 2015 è destinato a esplodere perché i decreti delegati del Jobs act «rendono ultra flessibile questo strumento». Infatti, aumentano la possibilità per le imprese di pagare il personale con i voucher. Fino a pochi mesi fa, in un anno le imprese potevano spendere 5mila euro di voucher; oggi possono acquistare voucher per 7mila euro, con un aumento del 40%.
«La conseguenza di questa disposizione» sottolinea il sindacato, «è che ancora di più sarà disapplicato il contratto del commercio e del turismo». «Il fatto è che il contratto nazionale comporta una paga oraria lorda di circa 20 euro, considerando tutti i contributi e gli ammortizzatori sociali, compresa l’indennità di disoccupazione. Invece, acquistando i voucher, il datore di lavoro spende solo 10 euro l’ora. Se si considera che con questo sistema l’impresa ci può pagare lavoratori anche per quattro mesi, si capisce anche perché diminuiscono i contratti stagionali». Così si fa un favore anche allo Stato. Perché con il pagamento in voucher non si consente al lavoratore di maturare il diritto all’indennità di disoccupazione. I giorni lavorati non vengono conteggiati fra quelli per i quali vengono versati contributi validi ai fini dell’indennità. Naturalmente non si tratta di una pratica illegale, chiarisce il sindacato, e le persone non lavorano a nero, ma «finita la stagione o finito il periodo di impiego restano senza alcun ammortizzatore sociale». L’Ispettorato del lavoro, però, sembra che non possa dire nulla perché quando arrivano a effettuare controlli, il lavoratore in qualche modo è retribuito regolarmente. Questo spiega perché la pratica sia sempre più diffusa. Infatti, i datori di lavoro preferiscono acquistare i voucher direttamente dai tabaccai. Nel 2013, i cedolini comprati in questo modo erano poco più di un milione, l’anno scorso sono saliti a 2 milioni e mezzo. Sono aumentate anche le ore acquistate per via telematica, agli uffici postali e attraverso le banche popolari. «È evidente che questo sistema nato per contrastare la precarizzazione», insiste la Cgil, «ha ottenuto il risultato opposto. Per contrastare l’abuso di certe pratiche, avrebbe dovuto essere eliminato il ricorso al pagamento tramite voucher. Invece, il governo è andato in direzione opposta». Così si crea una situazione peggiore di «quando si pagavano i braccianti a giornata». I voucher, infatti, erano nati proprio per evitare lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, soprattutto dei cottimisti. Ma l’applicazione nel turismo «è abnorme». Come le conseguenze, visto che lascia gli stagionali senza pensione. Dal ministero del Lavoro, però, la risposta è secca: «L’impiego dei voucher non è questo. E per le persone più distanti dal contratto da lavoro dipendente, le forme di tutela non possono essere le indennità di disoccupazione, ma il reddito minimo o di inclusione sociale al quale stiamo lavorando».
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