Alzheimer, 4.200 casi in tutta la provincia

Ieri a Pescara test gratuiti in piazza. Il presidente dell’associazione, Carlo D’Angelo: «È un’emergenza»
PESCARA. Mini test sulla memoria con un team di psicologi e medici: Pescara ha celebrato così, ieri, in piazza Salotto, la Giornata mondiale dell’Alzheimer, evento organizzato dall’associazione Alzheimer Uniti e patrocinato dal Comune di Pescara- assessorato alle Politiche sociali.
«Un’occasione per incontrare familiari, pazienti e utenti», spiega il presidente dell’associazione Carlo D’Angelo, «e spiegare quali sono i segnali da cogliere per intercettare le prime avvisaglie della malattia e intervenire con terapie capaci di rallentare il progredire della patologia».
«L’Alzheimer», spiega il professor D’Angelo, «rappresenta una delle più significative emergenze che i sistemi socio-sanitari si trovano ad affrontare per l’impatto che ha sui servizi assistenziali e sulle famiglie. Pensiamo che ogni 3 secondi si registra un nuovo caso di Alzheimer. In Abruzzo i casi stimati sono circa 18mila; nella sola provincia di Pescara su 73.370 anziani, i pazienti con Alzheimer sono 4.200 e nella città di Pescara, su 31.200 ultra65enni, ci sono 1.747 casi diagnosticati. Ed è un problema non solo sanitario, ma anche economico: pensiamo che una famiglia con un familiare colpito, deve far ricorso a badanti e ogni anno si spendono 10 miliardi di euro solo per le assistenti-badanti, perché le persone malate, che per lo più continuano a vivere in casa, in famiglia, hanno bisogno di tutto. In questo contiamo sul supporto del Comune, non per l’assistenza domiciliare, ma soprattutto per poter istituire un Centro, un call center attraverso il quale aiutare le famiglie nei bisogni più elementari».
«Quando diciamo che a Pescara ci sono 1.747 ammalati, significa che la malattia ha stravolto la vita di almeno 5-6mila persone», afferma il consigliere comunale Ivo Petrelli, membro dell’Associazione Alzheimer Uniti, «ovvero familiari e assistenti. L’amministrazione comunale, ovviamente, non può curare l’Alzheimer, ma può essere vicino ai bisogni, anche di informazione, delle famiglie».
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