Amarcord dei vecchi bar di Lanciano

7 Settembre 2016

Un libro di Valerio Ruggieri racconta personaggi bizzarri e storie di una città che non esiste più

di Gino Melchiorre

C'era una volta lu Pikke, e poi il Modernissimo, e la Perla Nera, Don Josè, l' Imperiale e lu Texas. In fondo al Corso, dietro al Monumento ai Caduti, svettava da una loggia - e dominava come veduta - la Volpetta, troppo chic per sopravvivere ai tempi moderni. Erano i caffè di Lanciano, rievocati e descritti, in un leggero e gradevole amarcord, da Valerio Ruggieri, antico collaboratore del Messaggero, che si è concesso una “vacanza narrativa” pubblicando un volumetto edito da Serigraf e intitolato “Ci vediamo al Bar?”.

Luoghi di ritrovo mattutini degli studenti, e pomeridiani nei lunghi intervalli prima di rientrare a casa a fare i compiti, ma soprattutto di incontri e appuntamenti con interminabili partite a carte per i personaggi più “carati” della vecchia Lanciano, come il barone Finamore Caccianini di Frisa, vestito di un completo di lino bianco «non proprio immacolato», «rancoroso» verso questo e quello, ma anche «attrezzati», come il Gran Caffè Modernissimo degli anni Venti e Trenta, alla frequentazione di gerarchi e gerarchetti dediti alla bella vita, come quel conte del Sacro Romano Impero, Gabriele Genoino, proprietario del sangrino Castel di Septe a Mozzagrogna, che si invaghì di una seducente ballerina di Bologna, Lea Carpanelli, e la impalmò, così dandole il titolo di N.D., Nobildonna.

Era il Modernissimo il bar più alla moda della Lanciano a metà Novecento, con i suoi misteriosi locali sotterranei dotati di bigliardi, costruito a fine anni Venti a ridosso della Cattedrale del Ponte, sul corso Trento e Trieste progettato dall'ingegnere Filippo Sargiacomo per collegare la piazza con l'ippodromo e la neonata stazione Sangritana, urbanizzando i Prati della Fiera su cui sorsero il liceo-ginnasio, Palazzo de Angelis (ex-Banco di Roma), e decine di altri edifici in stile umbertino o floreale, alcuni dei quali abbattuti negli anni Sessanta e Settanta per far posto a sgradevoli grattacieli e condomini.

La rivolta antitedesca del 5 e 6 ottobre 1943 sfiorò il bar, da cui il proprietario Umberto Fazia aveva già messo in salvo le migliori etichette di cognac e champagne. Dal Modernissimo prese il via un altro personaggio dei caffè lancianesi: l'oriundo argentino Don José, che dapprima aprì un bar sotto i portici, che però non ebbe fortuna, e poi uno tutto suo sotto la scalinata di corso Bandiera. Don José intraprese una guerra personale contro i primi gelati confezionati (Mottarello, Camillino), e così - ispirandosi alle gerle dei contadini - si inventò la Gerla José, un cono bagnato all'interno di cioccolato fuso e poi riempito di panna e nocciola, e di nuovo affogato nel cioccolato. Una delizia che tra gli anni Cinquanta e Sessanta fece furore a Lanciano e dintorni, finché la ricetta venne copiata da altri (a Pescara la Gerla venne chiamata Capriccio), e poi divenne un gelato nazionale con il popolare Cornetto Algida.

Ma Don José era già rinomato e apprezzato quando il 25 settembre 1952 preparò sotto casa sua un buffet strepitoso in occasione della visita del presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, per il conferimento della Medaglia d'oro alla Città di Lanciano. Era il periodo dei primi juke-box con i dischi a 78 giri, e degli ancora rudimentali flipper. Poi venne l'epoca della Perla Nera, con il suo ampio terrazzo in corso Trento e Trieste, ritrovo di giovani e notabili, i primi per ammiccare alle ragazze durante lo struscio, e tutti per ascoltare la buona musica al pianoforte dell'indimenticabile Mario Marincola. Memorabile fu la serata con Ciccio e Franco, i due comici siciliani non ancora celebrità televisive. Così si arriva al Caffè Imperiale, all’angolo tra il Corso e la stazione, e al Caffè Vittoria, detto Texas per le porte girevoli come in un saloon western. Si parlava di tutto, delle sfortune della Virtus, come oggi, delle ragazze che si tenevano lontane da quei locali, al contrario di oggi, e delle Feste di settembre che ripopolavano la città dopo la calura di agosto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA