Amatori, la delusione della città: «Qui la politica non aiuta lo sport»

21 Luglio 2019

Viaggio tra gli imprenditori cittadini dopo l’esclusione dalla A2 a 33 anni dall’ultima partecipazione «A Pescara bisogna fare da soli e compiere un passo per volta. Però occorre anche programmazione» 

PESCARA. Una promozione arrivata al di là di ogni più rosea aspettativa. L'assenza di sponsor interessati a investire sull'Amatori Basket. I tempi strettissimi per garantire i requisiti minimi richiesti dalla federazione, indispensabili per partecipare al campionato di A2. Tre elementi che nel giro di un mese hanno portato la squadra del presidente Carlo Di Fabio dalle stelle alle stalle, infrangendo il sogno di disputare il secondo campionato nazionale di basket - a 33 anni dall’ultima A2 per Pescara - con tanto di annuncio, due giorni fa, di dedicarsi solo all’attività giovanile. Politica e imprenditori locali si dividono e articolano la loro riflessione tra il disinteresse di chi potrebbe investire e non lo fa con l'ambizione che a volte spinge ad andare oltre le proprie possibilità. «Dispiace per la beffa subita dall'Amatori», analizza il presidente del Pescara Calcio Daniele Sebastiani, «Io dico sempre che in questa città ci sono tanti prenditori e pochi imprenditori. Troppi preferiscono investire all'estero, non capendo che lo sport genera economia reale. Dall'altro lato la politica non ha più il potere di una volta, quando riusciva a fare da collante. E il risultato è questo. Bisogna fare di necessità virtù, anche se questo gran parte del pubblico non lo comprende».
Cristiana Marinelli, presidente del Pescara Pallanuoto, punta il dito contro il sistema: «Gli sport minori hanno regole paradossali: più si cresce e più i costi aumentano, ma non ci sono premi né incassi. Nel calcio se una squadra viene promossa riceve un bonus, così come chi retrocede, per esempio dalla serie A alla B, ha diritto al "paracadute". Basket, pallanuoto, calcio a 5 hanno logiche diverse, che purtroppo non aiutano e portano a queste situazioni. Qui a Pescara a tutti piace ricordare gli anni 80, con lo sport che viaggiava ovunque a gonfie vele, ma poi nessuno è disposto a investire, lasciando quelle tre, quattro persone che ancora lo fanno da sole».
Dino Zampacorta predica programmazione: «Ok che l'imprenditoria fa fatica ad avvicinarsi allo sport, specie quello minore, ma io penso che troppe volte si fa il passo più lungo della gamba. Non conosco benissimo la questione Amatori, ma se non erro non sono partiti per vincere il campionato. Anzi, a fine maggio avevano perso il play off con Reggio Calabria ed erano in vacanza. Poi sono stati ripescati e da lì hanno legittimamente costruito la loro favola. Però una serie A-2 non si può costruire con un mese. Se non hai le spalle coperte si rischia di cadere».
Il sindaco Carlo Masci assicura di aver fatto tutto il possibile per evitare quello che rischierebbe di diventare un grande fallimento, sportivo: «Fino all’altra mattina sono stato in contatto con il presidente federale per cercare un incontro e valutare possibili soluzioni, ma i miei tentativi non sono valsi a nulla. Temo si sia trattato di problemi di natura economica e tecnica, dove i criteri stringenti imposti dall'alto, anche sulla struttura del Palalelettra, hanno giocato un ruolo pesante. Non mi sento di puntare il dito contro gli imprenditori pescaresi. Certo, i tempi sono cambiati rispetto a qualche anno fa, s'investe meno, ma in questo caso non credo sia stato il problema principale».
Nando Barbarossa, presidente dell'Acqua e Sapone, si riaggancia al discorso dei suoi colleghi: «Politica e istituzioni non favoriscono l'avvicinamento dell'imprenditoria allo sport. Bisogna fare da soli e fare un passo per volta. Lavorare con i giovani per farli crescere. Per la situazione odierna la programmazione è fondamentale. Io credo che l'arrivo dell'A2 ha colto di sorpresa anche loro. E organizzare un campionato dispendioso come quello, in un mese, è praticamente impossibile».
Bianca Saquella, da sempre vicina al Pescara Calcio con la sua azienda spiega: «Senza girarci intorno, la situazione economica è quella che è e le imprese i primi tagli li fanno proprio su sponsorizzazioni e comunicazione. Noi riceviamo tante richieste, ma l'unico rapporto che portiamo avanti è quello con il Pescara, anche per un discorso di visibilità. Servirebbe un maggior interessamento della politica cittadina e regionale per salvare situazioni come questa che sono patrimonio di tutti». Anche Luca Cardano di Alcyone pensa che gli sport minori fanno fatica ad attirare fondi: «Posto che la programmazione è imprescindibile, penso che se sport come basket, pallanuoto, volley dessero vita a una polisportiva, forse riuscirebbero ad avere più appeal sugli imprenditori. Il Palaelettra è un palazzetto datato, che riesce a ospitare un numero limitato di persone. Richiamare investimenti non è semplice».