Amministrazioni al lavoro ma c’è già aria di ricorsi

29 Settembre 2017

Commenti improntati alla cautela da Pescara e Montesilvano mentre Spoltore ribadisce il no. Aliano: sono pronto con un pool di avvocati a demolire il progetto

PESCARA. Nuova o Grande Pescara. Cosa pensano i tre sindaci direttamente interessati al progetto di fusione dei Comuni?
Pescara. «Si farà, in coerenza con la volontà popolare» commenta Marco Alessandrini. «Il tema su cui già stiamo lavorando sono i servizi di area vasta. Per semplificare, e non complicare con ulteriori bizantinismi, la vita delle persone di un territorio che allarga i suoi confini».
Spoltore. Si esprime per paradossi Luciano di Lorito, che se davvero andasse in porto il progetto della fusione, entro il 2019, dovrebbe chiudere prima della scadenza il suo mandato da sindaco di fresca rielezione, dopo una tornata comunale che, quanto a legittimità, non vale certo meno di un referendum consultivo. «Seguo con grande attenzione l'attività del Consiglio regionale» commenta Di Lorito, «e dei portatori d'interesse che vorrebbero proseguire il progetto della Nuova Pescara. Non ho mai nascosto le mie perplessità su questo progetto, anche durante la recente campagna elettorale che mi ha visto confermato sindaco di Spoltore con una larga maggioranza di consensi. Continuerò a muovermi nell'interesse e nella tutela di questo territorio, al fine di evitare la paradossale situazione che si è verificata con le Province»
Montesilvano. Più possibilista si mostra invece il capo della giunta in carica a Montesilvano. «Come ho più volte ribadito», afferma Francesco Maragno, «la volontà popolare va rispettata, tanto più di fronte ad un consenso numericamente significativo, come quello registrato dal referendum, per il quale il 64% degli elettori di Pescara, Montesilvano e Spoltore si è espresso favorevolmente. Credo che il processo di fusione debba cominciare dalla condivisione dei servizi. Penso ad esempio alla gestione dei rifiuti, al piano urbano del traffico e della mobilità sostenibile, ai servizi sociali. Iniziando dalla messa in condivisione dei regolamenti, della Polizia Locale o del servizio di riscossione dei tributi, la creazione di un Comune unico diventa la naturale conseguenza. Comprendo come il passaggio ad un’unica grande realtà cittadina rappresenti per tutti gli stakeholder motivo di preoccupazione. È proprio per evitare questo salto improvviso verso una nuova realtà che ormai da tempo, sostengo l’importanza di un “avvicinamento” propedeutico dei Comuni interessati proprio su temi su cui è possibile intavolare concretamente delle prove di dialogo virtuoso, testando anche le possibili problematiche politico-amministrative e le soluzioni conseguenti».
Aria di ricorsi. Le dichiarazioni possibiliste di Maragno stridono, in realtà, con una mozione approvata il 28 gennaio scorso a maggioranza (tranne i Cinque stelle) dal Consiglio comunale di Montesilvano. Mozione con la quale, il progetto della Grande Pescara, veniva sostanzialmente demolito. E a parte i lazzi di chi ha rilanciato con la “Grande Montesilvano” o con la “Grande Spoltore”, il documento trasmesso al governatore, Luciano D'Alfonso, alla giunta regionale e al prefetto, esprimeva netta contrarietà alla fusione dei tre Comuni. Impegnava inoltre il sindaco Maragno a porre immediatamente le basi per un progetto di condivisione dei servizi pubblici tra Montesilvano, Pescara, Città Sant'Angelo, Spoltore e Cappelle sul Tavo.
La mozione, prima firma l’avvocato Anthony Aliano, capogruppo di Ri(e)voluzione, inverte infatti l’ordine delle procedure seguendo lo schema previsto dallo statuto della Regione Veneto. In pratica, secondo il documento politico approvato a Montesilvano, «è necessario un “giudizio di meritevolezza”, in via preliminare, al progetto di fusione ai fini dell’ulteriore prosecuzione del procedimento legislativo. La commissione regionale dovrebbe pertanto acquisire il parere dei Consigli comunali e provinciali interessati e svolgere ogni atto istruttorio, in base al quale formulare una relazione al Consiglio regionale, che a sua volta accerta l’esistenza dei requisiti formali e delle ragioni civiche o di opportunità storica, culturale, sociale, economica e/o di funzionalità istituzionale a fondamento della proposta legislativa. Questo» ribadisce Aliano, «è quanto accade nelle regioni del nord Italia. Insomma, solo quando il progetto di legge acquisisce un giudizio favorevole di meritevolezza, da parte del Consiglio regionale, fase preliminare che nel nostro caso non vi è stata, la giunta regionale delibera il referendum consultivo delle popolazioni interessate e il relativo quesito. Non il contrario, com’è avvenuto nel 2104».
Aliano già annuncia battaglia: «Sono proposte di legge connotate da evidenti profili di illegittimità. Sono pronto a ricorrere, con un pool di colleghi, affinché sia ripristinato il corretto atteggiamento della pubblica amministrazione».
(f.c.)
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