Analisi fai da te: con 100 euro si scopre la salute del mare

Anche un cittadino può chiedere a un istituto di analizzare la costa
PESCARA. La costa pescarese è interamente balneabile. Lo dice l’Arta (Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente) dopo le ultime analisi sulla qualità delle acque di balneazione. I valori dei prelievi effettuati il 3 aprile sono risultati al di sotto dei limiti di legge e il Comune non può che esultare, sottolineando che questo è il frutto «concreto di un lavoro che non era mai stato fatto su fiume e mare». Ma c’è qualcuno che preferisce avere delle conferme e si rivolge, a proprie spese, alle strutture private, chiedendo di esaminare l’acqua del mare pescarese. D’altronde lo può fare chiunque, anche un cittadino, oltre ai cosiddetti portatori di interesse, come gli operatori balneari e le associazioni di categoria, che nel 2016 hanno seguito questa strada. E la spesa è di circa 100 euro nel caso di un solo prelievo, quindi in un solo punto della costa, con due parametri da analizzare (escherichia coli ed enterococchi).
«L’anno scorso c’era molta preoccupazione sulla balneabilità del mare per cui la Confcommercio si è rivolta a un privato, avendo riscontrato che i risultati delle analisi non erano sempre positivi», spiega Riccardo Padovano parlando a nome del Sib (Sindacato italiano balneari). «Non volevamo mettere in discussione l’Arta, ma a volte le analisi che abbiamo commissionato hanno riscontrato delle diversità. Con i risultati abbiamo cercato di tranquillizzare i bagnanti, pubblicando i risultati e diffondendoli agli stabilimenti». Per Padovano sarebbero da evitare «i divieti di balneazione ogni volta che piove. Non ci possono rimettere gli operatori» per cui si dovrebbero studiare delle soluzioni, «come è stato fatto a Rimini. Si dovrebbe pensare a una vasca di decantazione a ridosso della Madonnina per raccoglie le acque piovane, con un sistema per le analisi in tempo reale. Così, finirebbero in mare solo le acque pulite».
Ha accolto favorevolmente l’ipotesi di rivolgersi a un privato anche l’associazione di albergatori di Montesilvano, Alberghiamo. «C’era un’altalena di dati», dice Daniela Renisi in rappresentanza di questo gruppo di operatori. «A Montesivano abbiamo dati eccellenti da sei anni, ma per essere sicuri e tranquillizzare i nostri clienti abbiamo chiesto un supporto ulteriore, da affiancare al dato ufficiale dell’Arta, che questa agenzia deve comunque fornire. Con il privato riusciamo a fornire i dati prima e abbiamo una sicurezza in più, quella di poter dire ai clienti che possono venire sulle nostre spiagge ed entrare in acqua senza problemi. È una spesa in più, ma va affrontata anche se ormai appare chiaro che il 94 per cento della costa adriatico-pescarese è balneabile così come è risaputo che tutte le foci non sono balneabili. Purtroppo, però, si è creata la moda di lanciare allarmi, anche in maniera ridondante».
Per l’estate alle porte il consorzio pensa di continuare «il monitoraggio della qualità delle acque ma magari», dice Renisi, «lo faremo a campione. E speriamo che ce ne sarà sempre meno bisogno». L’intenzione, anche con gli studi futuri, è di «superare la diffidenza dei clienti, specie nella fase della prenotazione, quando vanno rassicurati».
Lancia un messaggio chiarificatore Simone Milillo, dello studio Geta di Pescara, che l’anno scorso ha effettuato la campagna di monitoraggio su alcuni punti della costa e nel fiume. «L’unico ente di controllo è l’Arta» e sulla base dei dati di questa Agenzia il Comune dispone eventuali divieti. «Con le nostre analisi noi possiamo mettere una pulce nell’orecchio», come è avvenuto l’anno scorso, quando è emersa «una discordanza di dati che ha consentito all’Arta di ripetere l’analisi ed è emerso un dato simile al nostro, con la rimozione del divieto. Altrimenti sarebbe rimasto un valore dieci volte superiore ai limiti di legge». Milillo fa anche notare che è normale che i valori si sballino in caso di pioggia, in una situazione come quella di Pescara, «perché va tutto nel depuratore, che sversa» e il materiale finisce in mare. E non si può pensare di avere una fotografia precisa della balneabilità «con una sola analisi. Un unico dato va preso con le pinze: le analisi vanno replicate, fatte quotidianamente, se cambiano le condizioni e le correnti. È come misurare la febbre: non lo si può fare un’unica volta, perché si ha un solo valore in un determinato momento. E l’anno scorso la situazione non era così negativa come è stata descritta: anzi, era meglio di due anni fa. Eppure non si entrava in acqua».
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