Anche i jihadisti ridevano per L’Aquila

12 Aprile 2019

La Cassazione respinge il ricorso di un tunisino arrestato nel 2013 che gioiva del terremoto, delle case e chiese crollate

PESCARA . Non ridevano solo alcuni imprenditori la notte del 6 aprile 2009, quella del terremoto dell’Aquila. A spassarsela erano anche i componenti di una cellula jihadista arrestati ad Andria nel 2013.
«Dio è grande. E tante chiese sono state distrutte… Sì, tutte le chiese sono crollate… Non c’è altro dio all’infuori di Allah… Le chiese, la maggior parte delle chiese sono crollate». Queste alcune delle frasi udite dagli investigatori della Dda di Bari, che li intercettavano dal 2008, e finite nelle carte dell’inchiesta.
LA STORIA. Arrestati dai Ros nel 2013, nell’ambito dell’operazione “Masrah”, furono condannati in primo grado e in appello, con l’accusa di far parte di un’associazione con finalità di terrorismo internazionale e di eversione dell’ordine democratico (articolo 270 bis del Codice penale). Il gruppo si muoveva intorno alla moschea di Andria e aveva contatti con noti esponenti, già condannati, del terrorismo islamico internazionale. Secondo l’accusa erano addirittura in procinto di organizzare campi di addestramento sulle pendici dell’Etna. Nel 2016, tuttavia, furono assolti in Cassazione. La Corte Suprema sentenziò che, al di là della propaganda e dell’indottrinamento jihadista, delle campagne di reclutamento, non avevano compiuto attentati. L’imam, tuttavia, fu espulso dall’Italia.
VOLEVA I DANNI. Subito dopo la scarcerazione uno di loro, I.N., un tunisino che oggi ha 40 anni, ha fatto ricorso per ottenere il risarcimento per ingiusta detenzione. In Italia, chi viene sottoposto ingiustamente a un periodo di detenzione, ha diritto a essere risarcito. La Corte d’appello di Bari però, non ha ravvisato gli estremi per concedere il risarcimento, evidenziando nella condotta dell’uomo «plurimi profili dolosi o gravemente colposi, sinergici all’emissione della misura cautelare (l’arresto, ndr)».
CHI DI SPADA FERISCE. Tra gli elementi in base ai quali la Corte d’appello di Bari ha respinto l’istanza, ritornano il terremoto dell’Aquila e quelle frasi di compiacimento intercettate dagli investigatori. In particolare, vengono citate le conversazioni nelle quali il tunisino «gioisce» si legge in atti, «per i crolli delle abitazioni in Abruzzo, intesi come una risposta di Dio», oltre alle frequentazioni di persone coinvolte in contesti jihadisti e terroristici. Per non parlare del materiale rinvenuto e relativo all’addestramento di terroristi per la “guerra santa”.
LA NUOVA SENTENZA. La Corte di Cassazione non ha dubbi, e nega il risarcimento confermando la precedente sentenza della Corte d’appello, condividendone le motivazioni. Tra queste ritornano ancora quelle frasi pronunciate in occasione del terremoto dell’Aquila: «Hai visto», dice l’uomo a un suo interlocutore, «Dio che è grande, cosa gli ha riservato»? Gli aquilani, dunque, per I. N., erano degli infedeli che meritavano la morte. E degli italiani in generale, il concetto che coltiva non è certo dei più edificanti: «Cani bastardi», dice sempre nelle intercettazioni
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