Andrea, indagata l’automobilista Oggi l’ultimo saluto al 25enne

Il giovane pescarese era diretto a Vasto per le finali nazionali di beach volley della sorella Silvia Il dolore dello zio Aurelio Lestini: «Legatissimo alla famiglia, un ragazzo d’oro». Dimessa la fidanzata
PESCARA. Stava andando a Vasto, a tifare per la sorella Silvia, protagonista dei campionati italiani di beach volley. È lì che era diretto, domenica mattina, il 25enne pescarese Andrea Costantini che invece, in sella alla sua moto, sulla statale 16 all’altezza di Fossacesia, ha trovato la morte. Ferita la fidanzata che viaggiava con lui, Chiara Di Renzo: ricoverata all’ospedale di Pescara, è stata dimessa ieri con 60 giorni di prognosi. È anche grazie a lei che si è potuto ricostruire le fasi salienti della tragedia: la moto Triumph, su cui viaggiavano i due giovani in direzione sud, aveva iniziato a superare una colonna di veicoli fermi, quando una Fiat Panda, guidata da una 47enne lancianese, è uscita dalla fila per superare le auto. E li ha investiti lateralmente. Un impatto terribile a seguito del quale entrambi i mezzi sono finiti prima nella corsia opposta e poi nella scarpata, prendendo fuoco. Per Andrea non c’è stato scampo. È morto sul colpo sotto gli occhi della ragazza, cinque anni più di lui, rimasta ferita in maniera non seria così come la conducente dell'auto.
Una tragedia per lei, per gli amici e per la famiglia di Andrea: il papà Paolo, maggiore della polizia municipale di Pescara, la mamma Sabrina Bonnici e le sorelle Silvia, Elena e Alessia.
Sull’incidente sono ora in corso le indagini da parte dei carabinieri di Ortona, intervenuti sul posto per i rilievi, mentre la procura di Lanciano da subito ha aperto un'inchiesta per omicidio stradale, che vede indagata come atto dovuto, la conducente della vettura. Entrambi i mezzi, carbonizzati dopo l’impatto in cui hanno preso fuoco, sono stati posti sotto sequestro per consentire i vari accertamenti. Da quanto emerso, le fiamme avrebbero prima avvolto la moto, a causa della benzina fuoriuscita dal serbatoio, quindi un vicino canneto e infine la macchina. Una tragedia immane che ha lasciato tutti sgomenti e fra l'altro a poche ore di distanza dalla morte di un altro giovanissimo, Matteo Serra di 18 anni, sempre per un incidente stradale. E in tanti saranno presenti questa mattina alle 11, nella chiesa di Cristo Re ai Gesuiti, per l’ultimo saluto ad Andrea, con gli agenti e gli ufficiali della polizia municipale presenti in alta uniforme.
Una famiglia, quella di Andrea, molto nota in città, anche per i successi e i riconoscimenti in ambito sportivo. Il nonno materno era Luciano Bonnici, presidente della Fin Abruzzo. La mamma Sabrina è una docente di educazione fisica conosciutissima; la sorella Silvia è il capitano della squadra dell'Altino Volley, di recente promossa in serie A2. Milita nella stessa squadra anche la cugina Monica Lestini, figlia di Aurelio, ex giocatore di pallacanestro di Pesaro, Livorno e Pescara. Ed è proprio lui, Aurelio Lestini, a raccontare con un filo di voce quello che era Andrea. «Un’anima pura; un ragazzo dolcissimo e dalla bontà incredibile. Quello che stava vivendo ultimamente era un periodo di grandi soddisfazioni. Era tornato a studiare e, un mesetto fa, si era diplomato all'Istituto Atherno-Manthoné, senza mai tralasciare il suo lavoro». Era responsabile di produzione dell'azienda di cosmetici Cosmetù di Chieti. «Era molto legato alle sue sorelle e anche a mia figlia Monica, di cui avevamo festeggiato a giugno tutti insieme la laurea. Lui era contento come forse non lo era stato mai. Purtroppo dopo tanta gioia, è arrivata questa mazzata. Per noi», va avanti Lestini, «è durissima. Andrea era legatissimo al padre, insieme andavano in montagna, a cena fuori. Erano come due fratelli. Anche lui, come il resto della famiglia amava lo sport e nel tempo libero si divertiva a giocare a beach volley. Una perdita gravissima. Era il mio nipote prediletto». Sull'incidente, poche parole. «Per fortuna la sua ragazza ha riportato solo delle fratture alle braccia, ma si è subito resa conto che per Andrea non c’era nulla da fare. Ciò che fa più male», ripete addolorato Lestini, «è che per lui, questo, era un periodo di grande serenità».

