Animali esotici in giardino come mettersi in regola

Scade il 31 agosto il termine per presentare al ministero la denuncia di possesso Nell’elenco anche le testuggini. Sanzioni fino a 150mila euro per i trasgressori
PESCARA . Possedete una rana toro americana, oppure una mangusta indiana, un topo muschiato, un cane procione, oppure ancora, molto più verosimilmente, una testuggine palustre americana (Trachemys scripta)? Avete tempo fino al 31 agosto per denunciarne la presenza alle autorità. Chi non si mette in regola, se scoperto con il “clandestino”, rischia un’ammenda che può arrivare anche a 150mila euro.
L’EUROPA DICE COSÌ. Lo dice un regolamento europeo, recepito in Italia nel 2017, varato per tutelare flora e fauna dalle cosiddette “Specie esotiche invasive”. Si tratta di piante e animali che non fanno parte del nostro ecosistema, in grado tuttavia di modificarlo nel caso ne venissero a contatto. Nell’elenco, che viene aggiornato periodicamente, sono inserite 26 specie animali (tra mammiferi, anfibi, uccelli, rettili e insetti tra cui il calabrone asiatico) e 23 specie vegetali.
ULTIMA SPIAGGIA. Dopo l’entrata in vigore del decreto (febbraio 2018), sono state concesse delle proroghe per mettersi in regola. Il 31 agosto rappresenta però l’ultima “spiaggia”, nel senso che chi verrà pescato in compagnia di una di queste specie “aliene”sarà sanzionato a norma di legge. Con l’avvicinarsi della scadenza Wwf e Societas Herpetologica Italica ricordano a tutti i cittadini di mettersi in regola, anche per evitare di incorrere nelle pesantissime sanzioni previste dalla legge.
LE SANZIONI. La mancata denuncia di possesso è punita con sanzioni tra 150 e 20mila euro; per la violazione dei divieti di introduzione, detenzione, trasporto, utilizzo-scambio-cessione e riproduzione si va da mille a 50mila euro, con aumenti sino al triplo se dalla violazione dovesse derivare la necessità di applicare misure di eradicazione rapida o di gestione o di ripristino degli ecosistemi danneggiati; il reato più grave, il rilascio in ambiente, è punibile invece con l’arresto (di durata variabile in base al tipo di infrazione)e sanzioni tra 10mila e 150mila euro. Prevista anche la confisca.
COME SI FA LA DENUNCIA. È sufficiente compilare un modulo scaricabile on line (http://www.minambiente.it/pagina/specie-esotiche-invasive) e inviarlo al Ministero dell’ambiente attraverso la Pec, fax o raccomandata postale. Un passaggio che autorizza automaticamente il proprietario a continuare a detenere il proprio animale da “compagnia”. In alternativa chi volesse rinunciare alle Trachemys (le “aliene” più diffuse alle nostre latitudini), potrà affidarle a strutture autorizzate, individuate dalle Regioni e dalle Province autonome. «Qui sorgono però i problemi: nella gran parte delle regioni italiane», avvertono Wwf e Societas Herpetologica Italica, «di queste strutture non c’è al momento traccia per cui l’affidamento è una strada difficile da percorrere. I cittadini si possono mettere in regola presentando comunque la denuncia di possesso e riservandosi di consegnare gli animali ai centri regionali non appena saranno attivati».
SALVIAMO L’AMBIENTE. Insomma, bisognerebbe evitare di abbandonare le testuggini nelle fontane e nei laghetti pubblici, perché creano molti problemi alle specie locali. Anche i sindaci sono tenuti alla denuncia, se nei territori amministrati sono presenti laghetti e fontane nei quali sono presenti testuggini esotiche . In molti casi questi animali sono il risultato della liberazione illegale fatta da ignoti che dopo aver acquistato le testuggini, non sapendo come gestirle, se ne sono sbarazzati.
NON È UNO SCHERZO. «C’è poco da scherzare. Procedure di gestione e sanzioni possano apparire, in effetti, complicate e molto rigide», concludono Wwf e Societas Herpetologica Italica, «ma va anche considerato che l’introduzione di specie alloctone (cioè non del luogo) costituisce una delle principali cause di distruzione della biodiversità oltre a rappresentare, in alcuni casi, un vero e proprio flagello non solo ambientale, ma anche economico,(vedi il caso della nutria, del pesce siluro».

