Animali imbalsamati nel museo mai aperto

17 Marzo 2016

San Giovanni Teatino, la procura di Chieti indaga due ex dirigenti del Comune per abuso d’ufficio

SAN GIOVANNI TEATINO. Travolto da un'inchiesta giudiziaria il museo civico di Scienze naturali allestito nel 2010 dal Comune di San Giovanni Teatino, con animali imbalsamati che da quasi 6 anni stanno in bella mostra soli soletti nelle loro preziose teche, pagate 30mila euro, che fino a oggi nessun visitatore ha potuto ammirare. Il museo non ha mai aperto, per presunte irregolarità nell'iter per la sua realizzazione.

Nel mirino della procura di Chieti è finito l'operato di alcuni dipendenti comunali che si sono occupati dei pagamenti relativi al museo. Per due ex dirigenti è stato chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di abuso d'ufficio. Le indagini sono condotte dal sostituto procuratore Lucia Campo. Era caduto nel dimenticatoio il museo realizzato nell'ex sede del Comune di San Giovanni alta, di cui praticamente nessuno si ricordava più. La vicenda ha avuto inizio a fine 2009, quando un cittadino, S.T., propose all'allora giunta del sindaco Verino Caldarelli di prendere in gestione, a costo zero, una collezione di animali di notevole interesse scientifico. Se però gli animali erano gratis, le teche venivano concesse in locazione ventennale al Comune al prezzo di 30mila euro, 2mila l'anno. Ed è proprio intorno a questa somma che ruota l'inchiesta, in particolare si ipotizzano violazioni di carattere penale sulla modalità di pagamento. Il museo venne istituito a febbraio 2010 con una delibera di giunta, con la quale si accettavano la collezione di animali e l'affitto delle teche.

Subito dopo, il proponente S.T. precisò al Comune di non essere in realtà lui il proprietario di quei beni, che invece appartenevano a una società. Quando gli uffici stavano per predisporre il pagamento dei 30mila euro in favore della società indicata, di nuovo S.T. scrive all'ente per smentire quel che aveva precedentemente dichiarato: le teche erano sue personali, non della società. A parte che ci sarebbe pure qualche mistero sui protocolli delle comunicazioni, fatto sta che il Comune procede con la liquidazione in favore di S.T. Con una nota del 23 aprile, il dirigente dell'area finanziaria invita il tesoriere CariChieti a pagare con denaro contante, richiesta singolare, ancora più se fatta da un ente pubblico. All'epoca, la legge fissava a 12mila 500 euro il limite per l'utilizzo dei contanti.

Nel fascicolo giudiziario sono elencate altre tappe che scandiscono la vicenda, compresa la richiesta di pignoramento dei 30mila euro arrivata in Comune 3 giorni dopo il pagamento cash, inoltrata da Equitalia per somme che S.T. doveva allo Stato verso il quale era debitore. Nel frattempo però l'ente aveva già pagato, con un bel mucchio di banconote.

A distanza di 6 anni, non è ancora chiaro cosa ne sarà in futuro del museo e degli animali che esposti nelle teche, e soprattutto quant'è costato finora alla collettività.

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