Anna stuprata e lasciata morire La Regione parte civile al processo

PESCARA. Anche la Regione Abruzzo, oltre ai familiari della vittima, ha deciso di costituirsi parte civile nel processo che si aprirà il 30 gennaio a carico dei due romeni accusati di aver provocato...
PESCARA. Anche la Regione Abruzzo, oltre ai familiari della vittima, ha deciso di costituirsi parte civile nel processo che si aprirà il 30 gennaio a carico dei due romeni accusati di aver provocato la morte di Anna Carlini, la donna di 35 anni, stuprata e lasciata morire nel tunnel della stazione di Pescara, all’epoca ricovero dei senzatetto. Era il 30 agosto del 2017 quando nel tunnel, su di una brandina di fortuna, venne rinvenuto il corpo senza vita della Carlini: una donna che aveva anche problemi psichici e che subì una brutale violenza da uno dei due imputati, Nelu Ciuraru. Morta per un mixer micidiale di farmaci e alcol che le venne fatto bere dai due imputati. Sarebbe bastata comunque una telefonata al 118, anche anonima, per salvarla, ma nessuno si preoccupò di quella donna agonizzante. Con questa costituzione di parte civile, proposta dall’assessore Nicolettà Verì e votata all’unanimità, la Regione chiede anche i danni all’immagine, sottolineando nella delibera «l’interesse da sempre manifestato dalla Regione alle problematiche correlate alla violenza di genere».
Nella delibera regionale si legge anche che «i reati perpetrati ai danni della povera Anna Carlini ledono immediatamente e direttamente le finalità istituzionali della Regione Abruzzo e legittimano la costituzione di parte civile dell'Ente, al fine di conseguire il risarcimento dei danni tutti, anche all’immagine, conseguenti a tali odiosi delitti, in ragione non solo della vasta eco e diffusione mediatica della vicenda penale, ma anche alla luce dell’orientamento giurisprudenziale che riconosce il fondamento della legittimazione ad agire dello Stato ed enti minori nell’offesa dello scopo sociale nonché nella loro funzione a difesa della collettività». E nel documento viene citato anche quanto stabilito dalla IV conferenza mondiale sulle donne delle Nazioni unite, tenuta a Pechino nel 1995 che statuì, fra l’altro, che «la violenza sulle donne intesa come sopraffazione, limitazione delle libertà personali, violazione dei diritti, rappresenta una violazione dei diritti fondamentali della persona e anche un fenomeno che coinvolge l’intera struttura della società ovvero la vita sociale in tutte le sue articolazioni». E quindi il prossimo 30 gennaio, all’apertura del processo davanti al collegio, ci sarà anche l’Avvocatura dello Stato a sostenere i familiari della giovane vittima. Le accuse contestate ai due imputati sono di omissione di soccorso aggravata per entrambi, e cioè per il già citato Ciuraru e per Robert Cioragariu, mentre il primo dovrà rispondere anche del reato di violenza sessuale che gli costò la misura cautelare e il mandato di cattura internazionale. Nel corso dell'udienza preliminare con la quale il gup Gianluca Sarandrea ha deciso il rinvio a giudizio dei due romeni, il legale di Cioragariu, l’avvocato Leone Di Giannantonio, era riuscito a far escludere dal fascicolo l’incidente probatorio servito per raccogliere le testimonianze di chi quella notte era nel tunnel, per violazione del diritto di difesa in quanto il suo assistito non sarebbe stato convocato per l’incidente probatorio.
Il legale dei familiari, invece, l'avvocato Carlo Corradi, non è riuscito a far cambiare il capo di imputazione in omicidio. Ci riproverà in dibattimento, portando una serie di elementi a sostegno della richiesta sua e dei familiari di Anna. (m.cir.)
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