Annibali ai ragazzi: ognuno faccia la sua parte

L’avvocatessa sfregiata con l’acido chiede agli studenti di impegnarsi sempre nel fare la scelta giusta
CHIETI. «Non mi piace definirmi vittima. Quattro anni e mezzo fa ho subito una violenza, ma ora quell’episodio è alle spalle. Ora non mi sento un vittima». Lucia Annibali quel 16 aprile del 2013, quando quell’uomo incappucciato le gettò in faccia dell’acido solforico, se lo è messo alle spalle. Ma non ci ha messo una pietra sopra. Va in giro per l’Italia a raccontare la sua storia perché non accada a qualcun altro.
Da un anno la Annibali collabora con il Ministero delle pari opportunità per cui è diventata una sorta di ambasciatrice contro la violenza sulle donne. Ieri mattina è stata ospite del convegno “La conoscenza non lascia lividi” organizzato nel campus teatino dell’università Gabriele d’Annunzio dal Soroptimist e dal sottosegretario alla giustizia Federica Chiavaroli. Davanti a una platea formata da tanti giovani (c’erano i ragazzi di due scuole superiori teatine, il liceo classico “Vico” e l’istituto tecnico “Galiani De Sterlich”) l’avvocatessa ha ricordato l’episodio che le ha cambiato la vita, ma non l’ha voluto ripercorrere nei dettagli. La Annibali è ormai un’altra donna rispetto a quella che fu sfregiata con l’acido da un uomo incappucciato mentre alle 21,30 rientrava nella sua abitazione di Pesaro. Ora non è più una vittima, ma una donna che vive «da protagonista», come ha detto lei stessa nel corso del convegno. E ai ragazzi che l’ascoltavano ha chiesto di vivere anche loro da protagonisti la loro vita, «l’indifferenza certo è più comoda», ha sottolineato, «vivere da protagonisti è difficile e faticoso. Ma non so quanto possa valere una vita nell’indifferenza».
«Ho alle spalle un episodio di violenza», ha detto alla platea presentando la sua storia, «sono stata tre anni in ospedale, in un centro per grandi ustionati. Ho subito tantissime operazioni chirurgiche e poi ho affrontato il processo contro i miei aggressori ed essendo un avvocato so quanto sia importante utilizzare gli strumenti che si hanno a disposizione non per ottenere vendetta ma per avere giustizia. Esattamente il giorno dopo che il procedimento giudiziario si è concluso in cassazione, è arrivata la telefonata dell’allora ministro Maria Elena Boschi che mi ha chiesto di collaborare con il Dipartimento pari opportunità. In quel periodo», ha continuato la Annibali, «avevo cominciato a chiedermi come avrei potuto fare per essere protagonista della mia esistenza e quella telefonata ha risposto alla mia domanda. Da un anno vivo a Roma e mi sono riproposta alla società come una risorsa».
La Annibali ha collaborato alla stesura del nuovo Piano nazionale contro la violenza, «dove abbiamo preso in considerazione anche il dopo. Abbiamo cercato, cioè, di assicurare alle donne vittima di violenze autonomia abitativa e reinserimento nel mondo del lavoro. Abbiamo fatto in modo di comunicare che le istituzioni ci sono e vogliono farsi carico di chi chiede aiuto. Ma ognuno deve fare la sua parte», ha concluso rivolgendosi alla platea.
Un appello rivolto a tutti i presenti al convegno: dal volontariato del Soroptimist, alle forze dell’ordine, alla magistratura, alle istituzioni, fino al singolo cittadino. Ed è questo l’impegno che l’avvocatessa ha chiesto ai giovani delle due scuole superiori teatine. Perché ogni giorno facciano la scelta giusta.(a.i.)
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