Anniversario bombardamento, la scelta dell’Anpi

31 Agosto 2018

Anniversario 31 agosto: dall’Anpi (associazione nazionale partigiani) di Pescara riceviamo e pubblichiamo.Per il 31 agosto, anniversario del primo dei terribili bombardamenti che Pescara subì tra...

Anniversario 31 agosto: dall’Anpi (associazione nazionale partigiani) di Pescara riceviamo e pubblichiamo.
Per il 31 agosto, anniversario del primo dei terribili bombardamenti che Pescara subì tra 1943 e 1944, partiti e associazioni variamente afferenti all’area di centro-destra hanno scelto di indire una propria manifestazione, alternativa rispetto a quella dell’istituzione locale, il consiglio comunale, che da anni la realizza in collaborazione con l’Anpi. Un errore sotto molti punti di vista. Lo è sul piano dell’opportunità istituzionale e del rispetto delle istituzioni.
Grazie a tutta una serie di attività nel tempo, per la prima volta il drammatico anniversario di morte per la città ha cominciato davvero a trovare eco tra i pescaresi, alimentando uno slancio di nuove conoscenze, consapevolezze, riflessioni, ben più diffuse che in passato. L’Anpi andrebbe ringraziata, invece che attaccata. La loro scelta, inoltre, è errata pure sul terreno storico-civile.
Da quando è rinata anche a Pescara, nel 2010, l’Anpi ha proposto al Comune, e quindi alla città, un preciso approccio: la storia, specie quella che ancora oggi trasuda di passioni e traumi, è una cosa non solo seria ma anche complicata. Ciò non toglie però, ed è questa la condotta dell’Anpi, che all’interno della tragica storia dei fascismi europei, dei drammi e del sangue che sono stati il prezzo da pagare per il loro abbattimento, vi siano stati chiaroscuri, errori, limiti. L’ingresso devastante di Pescara nella grande storia è proprio un tipico esempio in tal senso: dal cielo, giunge la morte e non solo la libertà. L’Anpi non parla sempre e solo di antifascismo, ma lavora perché si abbia una visione più ampia del contesto storico, guarda a tutti morti, da quelli sotto le bombe agli inermi uccisi nelle stragi naziste e fasciste tra 1943 e 1945.
I promotori della manifestazione alternativa, infine, sbagliano anche sul terreno politico. Forse cavalcando lo spirito dei tempi, accorrendo in soccorso del vincitore, fanno dell’Anpi il loro bersaglio e la loro ossessione. L’Anpi invece sta semplicemente dentro le dinamiche democratiche del nostro paese e quindi, com’è ovvio, si occupa di politica nel senso più lato e alto, ma certo non cerca voti, come fa la gran parte di chi l’accusa di essere un partito.
Inoltre è un ente morale formalmente riconosciuto da decenni dalla Repubblica italiana attraverso un decreto del suo presidente. Per di più ha come basi nient’altro che le fondamenta istituzionali repubblicane: la democrazia, sorta da antifascismo, resistenza, vittoria degli Alleati; la Repubblica, voluta da cittadini in democrazia; la Costituzione, redatta da tutti coloro che, insieme, avevano sconfitto il nazifascismo.
L’Anpi conta oltre centoventimila iscritti in tutta Italia. Per i promotori della manifestazione, l’Anpi è un partito a geometria variabile. Se prende posizioni che possano sfruttare a loro vantaggio (esempio eclatante, il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 e la scelta di schierarsi per il “No” alla riforma), non viene tacciata di essere un partito. Se, invece, è necessario guadagnare posizioni lungo la pericolosa deriva dell’oggi, l’Anpi diviene un partito, da attaccare come un avversario, anzi un concorrente nel marketing della politica.