Anniversario bombardamento, la scelta dell’Anpi

Anniversario 31 agosto: dall’Anpi (associazione nazionale partigiani) di Pescara riceviamo e pubblichiamo.Per il 31 agosto, anniversario del primo dei terribili bombardamenti che Pescara subì tra...
Anniversario 31 agosto: dall’Anpi (associazione nazionale partigiani) di Pescara riceviamo e pubblichiamo.
Per il 31 agosto, anniversario del primo dei terribili bombardamenti che Pescara subì tra 1943 e 1944, partiti e associazioni variamente afferenti all’area di centro-destra hanno scelto di indire una propria manifestazione, alternativa rispetto a quella dell’istituzione locale, il consiglio comunale, che da anni la realizza in collaborazione con l’Anpi. Un errore sotto molti punti di vista. Lo è sul piano dell’opportunità istituzionale e del rispetto delle istituzioni.
Grazie a tutta una serie di attività nel tempo, per la prima volta il drammatico anniversario di morte per la città ha cominciato davvero a trovare eco tra i pescaresi, alimentando uno slancio di nuove conoscenze, consapevolezze, riflessioni, ben più diffuse che in passato. L’Anpi andrebbe ringraziata, invece che attaccata. La loro scelta, inoltre, è errata pure sul terreno storico-civile.
Da quando è rinata anche a Pescara, nel 2010, l’Anpi ha proposto al Comune, e quindi alla città, un preciso approccio: la storia, specie quella che ancora oggi trasuda di passioni e traumi, è una cosa non solo seria ma anche complicata. Ciò non toglie però, ed è questa la condotta dell’Anpi, che all’interno della tragica storia dei fascismi europei, dei drammi e del sangue che sono stati il prezzo da pagare per il loro abbattimento, vi siano stati chiaroscuri, errori, limiti. L’ingresso devastante di Pescara nella grande storia è proprio un tipico esempio in tal senso: dal cielo, giunge la morte e non solo la libertà. L’Anpi non parla sempre e solo di antifascismo, ma lavora perché si abbia una visione più ampia del contesto storico, guarda a tutti morti, da quelli sotto le bombe agli inermi uccisi nelle stragi naziste e fasciste tra 1943 e 1945.
I promotori della manifestazione alternativa, infine, sbagliano anche sul terreno politico. Forse cavalcando lo spirito dei tempi, accorrendo in soccorso del vincitore, fanno dell’Anpi il loro bersaglio e la loro ossessione. L’Anpi invece sta semplicemente dentro le dinamiche democratiche del nostro paese e quindi, com’è ovvio, si occupa di politica nel senso più lato e alto, ma certo non cerca voti, come fa la gran parte di chi l’accusa di essere un partito.
Inoltre è un ente morale formalmente riconosciuto da decenni dalla Repubblica italiana attraverso un decreto del suo presidente. Per di più ha come basi nient’altro che le fondamenta istituzionali repubblicane: la democrazia, sorta da antifascismo, resistenza, vittoria degli Alleati; la Repubblica, voluta da cittadini in democrazia; la Costituzione, redatta da tutti coloro che, insieme, avevano sconfitto il nazifascismo.
L’Anpi conta oltre centoventimila iscritti in tutta Italia. Per i promotori della manifestazione, l’Anpi è un partito a geometria variabile. Se prende posizioni che possano sfruttare a loro vantaggio (esempio eclatante, il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 e la scelta di schierarsi per il “No” alla riforma), non viene tacciata di essere un partito. Se, invece, è necessario guadagnare posizioni lungo la pericolosa deriva dell’oggi, l’Anpi diviene un partito, da attaccare come un avversario, anzi un concorrente nel marketing della politica.
Per il 31 agosto, anniversario del primo dei terribili bombardamenti che Pescara subì tra 1943 e 1944, partiti e associazioni variamente afferenti all’area di centro-destra hanno scelto di indire una propria manifestazione, alternativa rispetto a quella dell’istituzione locale, il consiglio comunale, che da anni la realizza in collaborazione con l’Anpi. Un errore sotto molti punti di vista. Lo è sul piano dell’opportunità istituzionale e del rispetto delle istituzioni.
Grazie a tutta una serie di attività nel tempo, per la prima volta il drammatico anniversario di morte per la città ha cominciato davvero a trovare eco tra i pescaresi, alimentando uno slancio di nuove conoscenze, consapevolezze, riflessioni, ben più diffuse che in passato. L’Anpi andrebbe ringraziata, invece che attaccata. La loro scelta, inoltre, è errata pure sul terreno storico-civile.
Da quando è rinata anche a Pescara, nel 2010, l’Anpi ha proposto al Comune, e quindi alla città, un preciso approccio: la storia, specie quella che ancora oggi trasuda di passioni e traumi, è una cosa non solo seria ma anche complicata. Ciò non toglie però, ed è questa la condotta dell’Anpi, che all’interno della tragica storia dei fascismi europei, dei drammi e del sangue che sono stati il prezzo da pagare per il loro abbattimento, vi siano stati chiaroscuri, errori, limiti. L’ingresso devastante di Pescara nella grande storia è proprio un tipico esempio in tal senso: dal cielo, giunge la morte e non solo la libertà. L’Anpi non parla sempre e solo di antifascismo, ma lavora perché si abbia una visione più ampia del contesto storico, guarda a tutti morti, da quelli sotto le bombe agli inermi uccisi nelle stragi naziste e fasciste tra 1943 e 1945.
I promotori della manifestazione alternativa, infine, sbagliano anche sul terreno politico. Forse cavalcando lo spirito dei tempi, accorrendo in soccorso del vincitore, fanno dell’Anpi il loro bersaglio e la loro ossessione. L’Anpi invece sta semplicemente dentro le dinamiche democratiche del nostro paese e quindi, com’è ovvio, si occupa di politica nel senso più lato e alto, ma certo non cerca voti, come fa la gran parte di chi l’accusa di essere un partito.
Inoltre è un ente morale formalmente riconosciuto da decenni dalla Repubblica italiana attraverso un decreto del suo presidente. Per di più ha come basi nient’altro che le fondamenta istituzionali repubblicane: la democrazia, sorta da antifascismo, resistenza, vittoria degli Alleati; la Repubblica, voluta da cittadini in democrazia; la Costituzione, redatta da tutti coloro che, insieme, avevano sconfitto il nazifascismo.
L’Anpi conta oltre centoventimila iscritti in tutta Italia. Per i promotori della manifestazione, l’Anpi è un partito a geometria variabile. Se prende posizioni che possano sfruttare a loro vantaggio (esempio eclatante, il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 e la scelta di schierarsi per il “No” alla riforma), non viene tacciata di essere un partito. Se, invece, è necessario guadagnare posizioni lungo la pericolosa deriva dell’oggi, l’Anpi diviene un partito, da attaccare come un avversario, anzi un concorrente nel marketing della politica.

