Antenna allo stadio mai pagati tre anni di canone

Il ripetitore a Zanni, il Comune contro la compagnia telefonica 3 «Permesso scaduto, sì al rinnovo ma prima paghi 40 mila euro»
PESCARA. Tre anni di canone arretrato per un totale di quasi 40 mila euro. Il Comune ha fatto i conti e, adesso, avverte la 3: visto che la concessione per l’antenna nello stadio di Zanni è scaduta già da tre anni, «dal 30 marzo 2012», sarà rinnovata «solo dopo» il saldo dei debiti. Così c’è scritto sulla delibera 741 della giunta Alessandrini che alza il canone da 12.911,42 euro all’anno a 15.500 (più Iva), stessa quota già in vigore per un’altra antenna, sempre della 3, che si trova allo stadio Adriatico. Ma non è l’unico fronte aperto tra Comune e società telefonica: la 3 ha fatto causa al Comune per due permessi contestati.
È dal 2003 che la compagnia di Trezzano sul Naviglio ha un ripetitore con «antenne e parabole» su una delle torri faro del campo di Zanni: lo prevede una convenzione di 9 anni scaduta nel 2012. Dai controlli del Comune, si è scoperto che, fino al 2012, la 3 non aveva pagato il canone (non solo per l’antenna di Zanni) mettendo da parte un debito di 387.907,85 euro. Poi, con le lettere dell’amministrazione Albore Mascia, la società ha versato le quote dal 2005 al 2011 «regolarizzando la propria posizione debitoria nei confronti del Comune». In base alla delibera della giunta Alessandrini, adesso, mancano «le annualità 2012, 2013 e 2014»: per questo, la giunta ha detto sì alla conferma della concessione, valida dal primo gennaio 2015 a fine 2020, «solo dopo», però, «che gli uffici abbiano riscontrato la regolarità dei pagamenti da parte della società H3g spa».
Per le cause, invece, si tratta di due ricorsi al Tar della 3 contro la decisione del Comune di sospendere due Scia (Segnalazione certificata inizio attività) per i lavori di «adeguamento tecnologico» agli impianti di via Tirino e al cimitero di Colle Madonna.
Un permesso negato dal Comune, invece, è al centro di un altro ricorso presentato stavolta dalla Vodafone che, nel giudizio al Tar, chiama in causa anche la Telecom: la società, sede ad Amsterdam, denuncia ai giudici «disparità di trattamento» e chiede di annullare il «provvedimento di diniego» del Comune. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

