Antonella, la scienziata eletta donna dell’anno

22 Dicembre 2019

Dalla laurea in Medicina alla D’Annunzio fino alla ricerca in neuroscienze a Zurigo Santuccione è diventata un simbolo mondiale per la rivista “Women in Business”

CEPAGATTI. «Sono sempre stata un'idealista, che vuole cambiare il mondo». Un'ambizione precisa che ha trovato il modo di coltivare. Antonella Santuccione Chadha è abruzzese ed è la donna dell'anno 2019 per la rivista "Women in Business" in Svizzera. Nata a Penne e cresciuta a Cepagatti, medico con esperienza nelle patologie cliniche, nelle neuroscienze e nei disturbi psichiatrici, è una delle co-fondatrici e direttore del Women's Brain Project (WBP), fondazione nata nel 2016 con lo scopo di comprendere scientificamente quanto le differenze di genere e sesso influenzino le malattie, soprattutto della mente e del cervello. Comincia da Cepagatti la storia di Antonella, 45 anni, mamma di due bimbi e sposata con Avrath Chadha, ingegnere indiano.
Figlia di una maestra e un ispettore di Polizia, «genitori rigorosi», racconta, «ma lungimiranti, che hanno sempre creduto molto nella mia educazione», dopo il liceo scientifico Galilei di Pescara si iscrive alla facoltà di Medicina dell'università d'Annunzio a Chieti. «Ho sempre avuto la passione per questo campo e soprattutto amo le sfide. Quando dovevo scegliere in base alle mie inclinazioni, sapevo che forse avrei potuto fare qualunque cosa grazie ai talenti che la vita mi aveva dato. La cosa più difficile sarebbe stata per me portare avanti questi sei lunghi anni di medicina. Sfidai me stessa». Una prova che Antonella supera prima del previsto, laureandosi in 5 anni e mezzo.
«Il professor Antonio Procopio, mio mentore, mi spronò a guardare oltre Chieti. Grazie a lui e a Lorenzo Bonomo, fui la prima in facoltà ad andare in Erasmus». Quattro mesi a Bruxelles in medicina interna, il rientro per la laurea e il viaggio in giro per l'Europa comincia dal Belgio. «Fui scelta insieme a 600 ragazzi di tutto il mondo, su 10mila domande, per uno stage nella Commissione Europea. Capii che volevo restare all'estero e fare il ricercatore. Dovevo imparare a usare mani e cervello su un bancone se volevo cambiare il mondo».
Poi Amburgo, insieme ad altri 80 ricercatori, nel laboratorio di Melitta Schachenr, «la chiamavano lo squalo delle neuroscienze. Tre anni di dura gavetta, ricchi di tantissime soddisfazioni». Una parentesi di otto mesi a Siena e parte per Zurigo, dove per quasi otto anni porta avanti le attività di ricerca e quella clinica in un ospedale psichiatrico, affiancando Roger Nitsch e Christoph Hock, «i padri di una molecola per contrastare l'Alzheimer, che speriamo possa diventare un futuro farmaco. Ho cominciato a interessarmi dell'influenza che il genere, legato a ciò che la società ti fa essere, e il sesso, inteso come Dna, ha sulla medicina», sottolinea Santuccione che oggi lavora per un'industria farmaceutica e dirige la fondazione. «Entrambi questi fattori hanno una grande influenza sulla prevalenza delle malattie, sui sintomi, sul decorso e sulla risposta alle terapie. Nella ricerca le donne sono spesso sotto rappresentate. Con la fondazione andiamo oltre il farmaco e la tecnologia. Stiamo cercando di creare un istituto di ricerca che si occupi di medicina di precisione basata sulle differenze di sesso e genere».
Le attività condotte con la fondazione le sono valse il riconoscimento di donna dell'anno, ritirato indossando la Presentosa dalla quale non si separa mai. «Sono fiera delle mie origini», dice. «Torno sempre per le vacanze e cerco di portare nel mio lavoro un po' della mia terra. Il forum organizzato dalla fondazione, infatti, porta la firma di un'agenzia di eventi pescarese. Quando la notizia del premio è giunta in Italia e ho visto l'affetto con cui gli abruzzesi hanno partecipato a questo traguardo mi sono commossa. Scegli e non ti far mai scegliere. Così mi diceva mio padre, l’ho sempre tenuto bene a mente».