Antrace, pacco bomba Quando l’aeroporto affronta l’emergenza

16 Ottobre 2014

L’infarto in volo martedì ha fatto partire la procedura con 118 e polizia di frontiera. Cani e artificieri per le buste sospette

PESCARA. E’ rimasto a Pescara per meno di un’ora l’aereo proveniente da Tirana, in Albania, che ha chiesto di atterrare a Pescara per poter soccorrere un passeggero di 74 anni albanese, poi morto probabilmente per infarto.

La procedura che è stata seguita nel pomeriggio di martedì scorso è abbastanza routinaria per la polizia di frontiera, non è considerata una vera emergenza: categoria in cui, invece, rientrano gli incidenti, i terroristi, i pacchi e le sostanze sospette come accade anni fa con l’antrace.

L’aeroporto d’Abruzzo Liberi è un piccolo scalo in cui le emergenze sono sporadiche ma che cosa accade quando scatta una situazione allarmante? A dirigere le operazione è intanto sempre il comandante come è accaduto lunedì pomeriggio con l’aereo 737 che trasportava una settantina di passeggeri a fronte di circa 130 posti, un aereo di una stazza media che era diretto a Verona. Il comandante del volo ha avvertito la torre di controllo dell’aeroporto più vicino al punto in cui si trovava, quindi lo scalo pescarese, e ha chiesto di poter atterrare in quello che tecnicamente prende il nome di dirottamento. A quel punto, una volta atterrato a Pescara, sul mezzo è salito il personale della Croce Rossa che dopo vari tentativi di rianimazione ha constatato il decesso dell’anziano dovuto probabilmente a un infarto.

Sul posto è intervenuta la polizia di frontiera che, in questi casi, ha il compito di non far avvicinare nessuno all’aereo se non chi deve intervenire e occuparsi delle operazioni. I passeggeri sono rimasti a bordo e quando la salma dell’albanese è stata trasferita all’obitorio l’aereo è ripartito alla volta di Verona. In questo, come in altri casi analoghi, lo scalo che “accoglie” l’aereo guadagna scarsi 2 mila euro, una cifra che viene fuori dal tonnellaggio del mezzo e dai costi di atterraggio e di decollo.

Anni fa, in un cargo postale proveniente da Roma era stato segnalato un pacco sospetto contenente una bomba nascosta tra sette tonnellate di posta. In quel caso, il protocollo da seguire era stato molto più complesso rispetto, ad esempio, al malore avvertito dal passeggero lunedì. Quando viene segnalata una bomba sull’aereo il mezzo viene fatto atterrare in una zona di sicurezza, come accadde tanti anni fa all’aeroporto di Pescara. A quel punto sull’aereo salgono gli artificieri e i cani antisabotaggio e antiesplosivo che verificano il contenuto del pacco mentre il resto della merce viene fatta sbarcare. A Pescara, alla fine delle operazioni, non venne trovata nessuna bomba, lo stesso risultato quando in aeroporto scattò l’allarme antrace. Anche in questi casi è sempre il comandante dell’aereo a coordinare le operazioni, a decidere quando l’aereo può ripartire mentre la polizia di frontiere ha soprattutto il compito di proteggere il mezzo e isolarlo da presenze esterne.

Il timore dell’antrace che si era diffuso anni fa, la polvere bianca notata in una busta, fece scattare tutte le procedure di emergenza simili quindi al pacco bomba. L’allarme a Pescara, anni fa, si rivelò però infondato.

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