Anziana derubata con il falso incidente

23 Marzo 2018

Città Sant’Angelo: un finto carabiniere e un sedicente avvocato chiamano e si presentano a casa. E lei consegna l’oro

CITTÀ SANT’ANGELO. Era dallo scorso luglio, quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Pescara arrestarono in flagranza due donne di Napoli, che in provincia non si ripeteva la truffa del falso incidente. Ma la banda è tornata. Non sarà la stessa, ma identico è il metodo che punta a portare via i pochi risparmi che custodiscono in casa i pensionati. Oppure, in mancanza di questi, gli oggetti in oro, i ricordi di una vita.
Nei giorni scorsi la truffa è stata riproposta nel Teatino e due giorni fa è andata in scena a Città Sant’Angelo. La vittima è una donna di 66 anni che è caduta subito nel tranello più grande, quello tessuto ad arte per minare la serenità dell’interlocutore e abbassarne così lucidità e attenzione. Con la comunicazione shock: «Suo figlio ha avuto un incidente».
È questa frase il grimaldello per abbassare le difese emotive e psicologiche della vittima che a quel punto, almeno per qualche momento, di fronte a quella notizia perde il controllo della situazione tanto inattesa e spaventosa, tanto più perché a darla è un sedicente carabiniere.
Come sì è ripetuto due giorni fa a Marina di Città Sant’Angelo. Intorno alle 9 la donna riceve sul telefono fisso di casa una telefonata. È un maresciallo, così dice la voce maschile dall’altra parte del filo, un maresciallo dei carabinieri che le riferisce dell’incidente. «Suo figlio è rimasto coinvolto in un incidente stradale». E poi: «La responsabilità è la sua, lo stiamo trattenendo, ma per rilasciarlo bisogna pagare, 2.700 euro».
La donna è stravolta e non fa in tempo a raccapezzarsi che suonano alla porta di casa. Adesso è un avvocato che si presenta dicendo che è stato inviato a riscuotere dalla donna la somma dovuta per l’incidente del figlio. Ma 2.700 euro in contanti la 66enne non ce l’ha in casa. E subito, come sempre in questi casi, arriva la soluzione. «Non si preoccupi, può pagare con l’oro che ha». E lei glielo dà. Monili, piccoli oggetti che consegna convinta di aiutare il figlio, convinta di poterlo riabbracciare e mettere fine a quell’incubo. Poi l’avvocato se ne va e lei, che nel frattempo recupera lucidità e riesce a parlare con il figlio, scopre la truffa. E denuncia tutto ai carabinieri.
Adesso è caccia aperta, ma il timore è che la truffa possa ripetersi, com’era successo la scorsa estate quando per giorni, a ripetizione, furono raggirati così numerosi anziani. Il metodo utilizzato fu messo in luce proprio dai carabinieri diretti dal maggiore Massimiliano Di Pietro e dal colonnello Gaetano La Rocca alla fine delle indagini che portarono al doppio arresto. «I carabinieri non telefonano per chiedere denaro né vanno a casa a riscuoterlo», ribadì all’epoca La Rocca, «se ciò avviene chiamate subito il 112, e non con il telefono fisso da cui avete ricevuto la richiesta di denaro, ma con un cellulare. La tecnica di questi truffatori è proprio quella di non abbassare mai il ricevitore proprio per bloccare le comunicazioni della vittima». (s.d.l.)
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