Anziana legata e rapinata in casa Banditi condannati: 6 anni e mezzo

17 Aprile 2021

I due georgiani erano stati fermati subito dopo dai carabinieri: in auto gli oggetti appena rubati La vittima, 90 anni, bidella storica dello Scientifico di Penne, fu sorpresa nel sonno con la badante

FARINDOLA. Tredici anni e quattro mesi di reclusione complessivi: questa la condanna con il rito abbreviato inflitta dal gup di Pescara, Nicola Colantonio, a due georgiani responsabili di una brutta rapina in casa di un’anziana avvenuta in piena notte a Farindola il 14 dicembre del 2019. Sei anni e 8 mesi di reclusione per Amiko Meshveliani, stessa pena per il complice Giorgi Kintsuria (alias Giorgi Dvalishvili): il pm Andrea Papalia aveva chiesto per ognuno di loro la condanna a 12 anni e 8 mesi di reclusione.
Vittima di quella violenta rapina fu una novantenne, Eugenia Scalzini, bidella storica del liceo scientifico di Penne, molto conosciuta in paese, che venne sorpresa nel sonno così come la sua badante. I due rapinatori erano stati rintracciati dai carabinieri quasi nell’immediatezza del colpo, che aveva fruttato 1.200 euro in contanti e poi cellulari, due fedi nuziali e una catenina d'oro. Fermati da una pattuglia vicino a Montebello di Bertona, i due avevano in auto ancora la refurtiva e una serie di oggetti sospetti: due paia di guanti da lavoro, uno dei quali presentava tracce ematiche, frammenti di nastro adesivo (lo stesso utilizzato per immobilizzare le vittime), una bicicletta, una cover da telefonino un cellulare, un coltello da cucina: tutti oggetti che poi si scoprì essere stati prelevati nell’abitazione dell’anziana vittima e per i quali i due avevano dato delle giustificazioni molto poco credibili. Dissero anche che si trovavano in quel luogo perché il navigatore aveva sbagliato le indicazioni.
Il gip Gianluca Sarandrea applicò ai due la misura cautelare in carcere, dove si trovano ancora detenuti. A liberarsi dal nastro adesivo fu per prima la badante che dopo aver provveduto a slegare la signora, chiamò in aiuto una vicina di casa che avvertì prontamente i carabinieri. Tutto avvenne velocemente, tanto è vero che i militari riuscirono a bloccare i due in pochissimo tempo.
L’anziana vittima raccontò ai carabinieri che intorno all’una di notte, mentre dormiva nella sua camera da letto, venne svegliata e aggredita da due persone: uomini che parlavano sottovoce e con accento straniero. L’avevano immobilizzata legandola con del nastro adesivo, coprendole anche la bocca. La donna sarebbe stata anche ferita mentre cercava di resistere alla violenza dei due uomini.
Nella misura cautelare il giudice evidenziò «le allarmanti modalità e le circostanze dei delitti contestati e, in particolare, le aggressioni fisiche e intimidazioni perpetrate ai danni di due donne inermi, una delle quali di anni 90 a cui peraltro sono state procurate anche gravi lesioni, denotano una particolare e pericolosissima inclinazione degli indagati alla violenza anche con uso di armi e alla commissione di reati contro il patrimonio anche con l’uso della violenza sulle persone specie nei confronti di persone più deboli e indifese».
I due erano entrati tranquillamente nella palazzina avendo trovato il portone d’ingresso aperto e poi, con ogni probabilità, avrebbero utilizzato le chiavi dell’appartamento che erano riposte nella cassetta del contatore del gas. Erano accusati di sequestro di persona, lesioni personali e porto abusivo di armi, riferito al coltello con 12 centimetri di lama.
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