Anziano picchiato e rapinato in casa

L’82enne era stato avvicinato al bar da una donna d’accordo con i complici. Incastrati dalle telecamere, rischiano il processo
PESCARA. A 82 anni viene avvicinato in un bar di Pescara, dove è abituato a fermarsi per sorseggiare un caffè prima di prendere il bus per tornare a casa, da una donna molto più giovane, 37 anni, che senza mezzi termini gli fa un approccio sessuale: «Amore che facciamo, andiamo a casa tua?».
Inizia così un pomeriggio da incubo per la vittima di una rapina in casa: ad aggredire il pensionato, la stessa donna e due uomini, suoi complici.
Un colpo studiato dalla donna (D.P., nata a Roma, ma residente a Pescara) e dal suo complice (O.D., pescarese di 26 anni), probabilmente, come sostiene l'accusa, con l’aiuto di altre due persone rimaste sconosciute.
Tutto ha inizio, stando al racconto dell’anziano che viveva solo a Marina di Città Sant’Angelo, qualche giorno prima, quando una donna lo avrebbe avvicinato, sempre al solito bar, dicendo di chiamarsi Francesca e asserendo di provare dei sentimenti verso di lui, che era sempre seduto da solo nel locale. E così, «instaurando una sorta di relazione», come scrive il pm Marina Tommolini nel capo di imputazione, «tanto che tra i due intercorrevano, dal 16 al 21 febbraio del 2020, ben 66 telefonate, di cui una poco prima della rapina in casa». Tutte quelle telefonate in soli cinque giorni servivano per far cadere l’anziano nella trappola della giovane donna.
L’intento, secondo l’accusa, era quello di derubare l’anziano, ma i rapinatori non sapevano che le loro utenze erano sotto controllo, da parte dei carabinieri in relazione a un diverso procedimento (prima della procura di Pescara, poi della distrettuale dell’Aquila).
E il 21 febbraio il gruppetto decide che è il momento di agire. La donna, probabilmente come aveva già fatto nei giorni precedenti riuscendo ad avere il numero di cellulare della vittima, si avvicina all’uomo (sempre con il volto semicoperto dal cappuccio di una felpa) e lo invita ad andare a casa di lui per consumare un rapporto. I due prendono l’autobus e scendono proprio nei pressi dell’abitazione della vittima che aveva notato la donna voltarsi spesso per guardare dietro il bus (e infatti vi erano seduti i suoi complici).
I due entrano in casa e qualche istante dopo la donna apre la porta a due uomini con passamontagna e guanti che si introducono con fare minaccioso.
«Mi buttavano a terra», racconterà poi l’anziano ai carabinieri, «mi immobilizzavano le gambe e mi tappavano la bocca con la sciarpa che indossavo, quasi mi soffocavano. Uno di loro mi puntava un coltello e tutti e tre mi percuotevano con calci e pugni. Gli uomini mi dicevano “caccia i soldi altrimenti ti uccidiamo”».
E mentre i rapinatori fanno razzìa in casa (200 euro dal portafoglio del padrone di casa, più altri 500 euro che custodiva in un cassetto, oltre a qualche monile d’oro, all’orologio e alle due fedi che aveva al dito, quella sua e quella della moglie morta) fortunatamente la vicina di casa nota dei rumori strani e inusuali provenire dall’appartamento del vicino che sapeva vivere da solo. Quindi, pensando ci fosse dentro il figlio, visto che sentiva voci concitate, telefona allo stesso figlio che invece era al lavoro. Quest’ultimo tenta invano di contattare il padre al telefono. Ma ormai il raid era concluso: i tre lasciano la casa, notati però, attraverso lo spioncino della porta, dalla vicina che chiama subito i carabinieri.
Ma ad incastrare i due, per i quali la procura ha chiesto il processo per rapina e lesioni personali, sono risultate molto utili le telecamere della zona che avevano immortalato i due complici mentre seguivano l’anziano e la donna nel tragitto per arrivare all’abitazione della vittima, e poi anche il percorso inverso, con la donna che tornava indietro con i due uomini. Per arrivare all’identificazione dell’altro complice, sono state determinanti le telefonate con la donna. Quando il figlio arriva a casa del padre trova già i carabinieri che stanno facendo trasportare l’anziano al pronto soccorso. Adesso sarà il gup a vagliare la posizione dei due imputati.
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