Appalti della Regione, indagati gli assessori Pepe, Sclocco e Paolucci

22 Febbraio 2017

I tre amministratori sono accusati di falso dalla Procura aquilana: sarebbero stati chiamati in causa per aver votato la delibera di giunta relativa alla riqualificazione del parco comunale Villa delle Rose di Lanciano. Sale a 27 il numero degli indagati nella mega inchiesta sulla Regione

L’AQUILA. L’inchiesta della Procura aquilana sugli appalti della Regione punta il dito contro tre assessori della giunta in carica. Gli avvisi di garanzia con l’accusa di falso ideologico sono stati indirizzarti ieri sera agli assessori Silvio Paolucci, Marinella Sclocco e Dino Pepe. Sotto inchiesta anche il dirigente regionale Franco Bernardini nella sua veste di segretario di giunta e altre sei persone. Gli avvisi di garanzia sono stati inviati all'atto della proroga delle indagini e per questo non sono ancora chiare le contestazioni mosse ai sospettati.

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I tre sarebbero chiamati in causa per aver partecipato alla riunione dell’esecutivo e votato la delibera della giunta abruzzese numero 367 del 3 giugno 2016, relativa alla riqualificazione del parco comunale Villa delle Rose di Lanciano, un’opera da un milione e 200mila euro. Si tratta di un'area di 60mila metri quadrati già usata per fiere e feste popolari, dotata anche di un ippodromo, di cui il Comune frentano ha proposto una riqualificazione che prevede la demolizione e ricostruzione delle tribune, la realizzazione di un campo di calcio e di piste pedonali e ciclabili. In particolare, si contesta un verbale di giunta nel quale era attestata la presenza del presidente Luciano D’Alfonso e Donato Di Matteo. In realtà, secondo l’accusa, i due non sarebbero stati presenti. Per contro erano assenti gli altri assessori Giovanni Lolli e Andrea Gerosolimo. Questo, per ora, dice poco, ma è anche vero che gli investigatori, che indagano da due anni sugli appalti regionali, sono in possesso di una larga messe di intercettazioni e documenti su cui far poggiare le contestazioni che più in là si chiariranno.

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Abbiamo provato a sentire gli assessori indagati, ma è stato possibile contattare soltanto Pepe il quale ha riferito di non aver ricevuto ancora nulla. Questo filone investigativo, il quarto aperto sulla Regione, ha avuto inizio quanto due giorni fa c’è stato un secondo blitz dei carabinieri del Noe negli uffici della giunta regionale dell’Aquila a palazzo Silone nel quartiere di Pettino. Se questo fascicolo è nella fase iniziale nella giornata di domani è già previsto il primo interrogatorio riguardante l’indagine sull’appalto per la ricostruzione di palazzo Centi all’Aquila che fino al 6 aprile 2009 era sede della giunta regionale.

Domani, dunque, davanti al pm Antonietta Picardi si presenterà l’imprenditore Mauro Pellegrini titolare del Dipe che ha ricevuto un invito a comparire. Il suo difensore è l’avvocato Massimo Carosi. Nella stessa vicenda sono indagati il contitolare della Dipe, Giancarlo Di Persio, assistito dall’avvocato Riccardo Lopardi, oltre all’architetto Berardino Di Vincenzo e il figlio Giancarlo, difesi dall’avvocato Emilio Bafile. Qui l’accusa, rigettata da tutti gli indagati, è circostanziata e parla di «induzione indebita a dare o promettere utilità».

Più in particolare Di Vincenzo, in quanto ex coordinatore del servizio di programmazione del segretariato dei beni culturali, in concorso con il figlio, prospettando la possibilità di influire sulla commissione di gara dell’appalto da 13 milioni, avrebbe indotto i due noti imprenditori aquilani ad affidare al giovane figlio l’incarico di programmazione per la partecipazione al mega appalto.

Anche qui le intercettazioni sono importanti per calibrare le contestazioni. Per contro, si è appreso che l’architetto Di Vincenzo, che pure sapeva da mesi di questa indagine, ha affermato di sentirsi quanto mai al sicuro una volta a conoscenza delle contestazioni a lui mosse. Questa settimana ci dovrebbero essere anche interrogatori di altri indagati che sono stati destinatari di decreti di perquisizione. Finora gli indagati di questa mega inchiesta sulla Regione sono 27. Tra le persone coinvolte anche il governatore, Luciano D’Alfonso per un presunto caso di corruzione da lui respinto al mittente. D’Alfonso è assistito dagli avvocati Giuliano Milia e Antonio Valentini, il primo del Foro di Pescara e l’altro aquilano che devono ancora esaminare le carte.

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